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amorr-fati · 9 months ago
Note
"Sto valutando la possibilità di collegare questo blog ad un account Instagram in cui parlare di libri e delle letture che ho in corso" L'hai, poi, più fatto?
Grazie per la domanda e scusa se rispondo in ritardo. No, alla fine non ho più creato un account instagram dedicato alle mie letture. Negli ultimi anni la mia vita è stata molto movimentata e ho dovuto mettere da parte questo progetto, così come ho trascurato anche questo blog. Mi dispiace molto, anche perché ho fatto tante splendide letture di cui qui ancora non c'è traccia, ma spero di poter trovare il tempo di aggiornare più frequentemente almeno questo account tumblr!
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amorr-fati · a year ago
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Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
W. Szymborska, Amore a prima vista
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amorr-fati · a year ago
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Americans and the world,
When day comes we ask ourselves where can we find light in this never-ending shade?
The loss we carry asea we must wade.
We’ve braved the belly of the beast.
We’ve learned that quiet isn’t always peace.
In the norms and notions of what just is isn’t always justice.
And yet, the dawn is ours before we knew it.
Somehow we do it.
Somehow we’ve weathered and witnessed a nation that isn’t broken, but simply unfinished.
We, the successors of a country and a time where a skinny Black girl descended from slaves and raised by a single mother can dream of becoming president only to find herself reciting for one.
And yes, we are far from polished, far from pristine, but that doesn’t mean we are striving to form a union that is perfect.
We are striving to forge our union with purpose.
To compose a country committed to all cultures, colors, characters, and conditions of man.
And so we lift our gazes not to what stands between us, but what stands before us.
We close the divide because we know to put our future first, we must first put our differences aside.
We lay down our arms so we can reach out our arms to one another.
We seek harm to none and harmony for all.
Let the globe, if nothing else, say this is true.
That even as we grieved, we grew.
That even as we hurt, we hoped.
That even as we tired, we tried
That will forever be tied together victorious.
Not because we will never again know defeat, but because we will never again sow division.
Scripture tells us to envision that everyone shall sit under their own vine and fig tree and no one shall make them afraid.
If we’re to live up to her own time, then victory won’t lie in the blade, but in all the bridges we’ve made.
That is the promise to glade, the hill we climb if only we dare.
It’s because being American is more than a pride we inherit.
It’s the past we step into and how we repair it.
We’ve seen a forest that would shatter our nation rather than share it.
Would destroy our country if it meant delaying democracy.
This effort very nearly succeeded.
But while democracy can be periodically delayed, it can never be permanently defeated.
In this truth, in this faith we trust for while we have our eyes on the future, history has its eyes on us.
This is the era of just redemption.
We feared it at its inception.
We did not feel prepared to be the heirs of such a terrifying hour, but within it, we found the power to author a new chapter, to offer hope and laughter to ourselves so while once we asked, how could we possibly prevail over catastrophe?
Now we assert, how could catastrophe possibly prevail over us?
We will not march back to what was, but move to what shall be a country that is bruised, but whole, benevolent, but bold, fierce, and free.
We will not be turned around or interrupted by intimidation because we know our inaction and inertia will be the inheritance of the next generation.
Our blunders become their burdens.
But one thing is certain, if we merge mercy with might and might with right, then love becomes our legacy and change our children’s birthright.
So let us leave behind a country better than one we were left with.
Every breath from my bronze-pounded chest
We will raise this wounded world into a wondrous one.
We will rise from the gold-limbed hills of the west.
We will rise from the wind-swept north-east where our forefathers first realized revolution.
We will rise from the Lake Rim cities of the midwestern states.
We will rise from the sun-baked south.
We will rebuild, reconcile and recover in every known nook of our nation, in every corner called our country our people diverse and beautiful will emerge battered and beautiful.
When day comes, we step out of the shade aflame and unafraid.
The new dawn blooms as we free it.
For there is always light.
If only we’re brave enough to see it.
If only we’re brave enough to be it.
- A. Gorman, "The hill we climb"
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amorr-fati · a year ago
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Io ti cerco, tu cerchi un altro,
e infine si perde il nostro desiderio
nella distanza nelle giornate grigie
e non vede una via verso la stessa meta.
Oh, tu ed io, che non ci siamo mai incontrati,
il mio cuore è stanco di cos’era ed è.
Tu non mi desideri, e mi hai avuto per caso,
io non ho potuto averti, e ti ho persa.
- S. Steinarr, "Io ti cerco"
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amorr-fati · 2 years ago
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Le forme del pensiero divengono differenti se forzate entro i rigidi confini di una lingua non familiare. Certe idee comuni divengono inesprimibili, certe altre, che prima neppure ci si sognava, germogliano alla vita, trovano miracolosamente nuova espressione. È difficile spiegare che cosa intendo; posso soltanto dire che un "incendium" è nella sua intrinseca natura profondamente diverso dal "feu" con cui un francese si accende la sigaretta, ed entrambi molto diversi dall'aspro, inumano "pùr" noto ai greci, "pùr" che ruggiva sulle torri di Troia, che balzava urlando dalla pira di Patroclo, sulla spiaggia desolata e battuta dal vento. "Pùr": la sola parola contiene per me il segreto, la luce, la terribile chiarezza del greco antico. Come posso farvi vedere la strana, dura luce che inonda i paesaggi di Omero, che illumina i dialoghi di Platone, una luce aliena, inesplicabile nella nostra lingua?
- D. Tartt, "Dio di Illusioni"
- J. M. W. Turner, "Light and Colour (Goethe's Theory)"
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amorr-fati · 2 years ago
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"Più civilizzata è una persona, più è intelligente, più sarà repressa: e più necessiterà di un sistema per incanalare gli impulsi primitivi che si è studiato così tanto per uccidere. Altrimenti quelle potenti, antiche forze si accumuleranno e diverranno di tale intensità da liberarsi violentemente, con maggiore violenza a causa dell'attesa, e avranno spesso tale vigore da spazzar via del tutto la volontà. Ad ammonimento di ciò che accade in mancanza di una valvola di sicurezza, abbiamo l'esempio dei romani: pensate, poniamo, a Tiberio, il brutto figlioccio, che cerca di essere all'altezza dell'impero di suo zio Augusto. Pensate alla tremenda, impossibile tensione che deve aver sopportato, lui venuto dopo un salvatore, un dio. La gente lo odiava. Per quanti sforzi compisse, non era mai abbastanza bravo, né poté mai liberarsi dall'io odioso: finché le chiuse cedettero. Fu sconvolto dalle sue perversioni e morì, vecchio e pazzo, perso nei giardini proibiti di Capri: neppure lì felice, com'è da sperare, ma miserando. Prima di morire scrisse una lettera al senato: "Che tutte le divinità dell'Olimpo mi conducano a maggior rovina di quella da me giornalmente sofferta". Pensate ai suoi successori: Caligola, Nerone. S'interruppe. «ll genio romano, e forse l'errore romano» riprese dunque «fu l'ossessione per l'ordine. La si ritrova nella loro architettura, letteratura, nelle loro leggi - questa feroce, ostinata negazione dell'oscurità, dell'irrazionale, del caos.» Rise. «È facile capire perché i romani, di solito cosi tolleranti delle religioni altrui, perseguitarono i cristiani senza pietà. Assurdo pensare che un comune criminale fosse risorto dalla morte; spaventoso che i suoi seguaci lo celebrassero bevendone Il sangue. La mancanza di logica di tutto ciò li terrorizzava, ed essi compirono ogni tentativo per annientarlo. Anzi, credo che il motivo per cui presero misure così drastiche fu perché non ne erano soltanto spaventati, ma anche terribilmente attratti. I pragmatisti sono spesso stranamente superstiziosi: con tutta la loro logica, chi visse in più abietto terrore del soprannaturale dei romani? l greci erano diversi. Avevano la passione dell'ordine e della simmetria, al pari dei romani, ma sapevano quanto fosse sciocco non riconoscere il mondo invisibile, gli antichi dèi. Emotività, oscurità, barbarie. Vi rammentate l'argomento di prima? Che le cose cruente, terribili, sono a volte le più belle? E un'idea tipica dei greci, e molto profonda. Bellezza è terrore. Ciò che chiamiamo bello ci fa tremare. E cosa potrebbe essere pu terrificante e più bello, per anime come quelle dei greci o le nostre, che perdere ogni controllo? Strapparsi di dosso per un attimo le catene dell' essere, frantumare la contingenza del nostro io mortale? Euripide parta delle Menadi: la testa gettata all'indietro, la gola verso le stelle, "più simili al cervo che all'uomo". Essere assolutamente liberi! Si è ben capaci, è ovvio, di esaurire queste passioni distruttrici in modi più volgari e meno efficaci. Ma quanto glorioso liberarle in un unico getto! Cantare, urlare, danzare a piedi nudi nel bosco nel cuore della notte, privi, come gli animali, della coscienza della morte! Sono potenti misteri. Mugghiare di tori. Miele zampillante dalla terra. Se siamo abbastanza forti di cuore, possiamo strappare il velo e fissare quella nuda, terribile bellezza dritto in volto; che il Dio ci consumi, ci divori, ci smembri. E poi ci sputi rinati."
- D. Tartt, "Dio di Illusioni"
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amorr-fati · 2 years ago
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"Suppongo che a un certo punto, nella mia vita, avrei potuto narrare un gran numero di storie, ma ora non ve ne sono altre. Questa è l'unica storia che riuscirò mai a raccontare."
- E. Hopper, "Interior (model reading)"
- D. Tartt, "Dio di Illusioni"
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amorr-fati · 2 years ago
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"Nelle palme messe alle sue tempie sentivo battere i colpi della sua vita di dentro. Nu, nu, battono i colpi del tuo sangue nelle mie mani, in questa folla io sono tuo, ma così tuo che non potrò più essere di nessuno."
- E. De Luca, "Tu, mio"
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amorr-fati · 2 years ago
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"Cosa credeva che sarebbe accaduto? Aveva davvero pensato che non lo avrei riconosciuto? Lo riconoscerei anche solo dal tocco, dal profumo; lo riconoscerei anche se fossi cieco, dal modo in cui respira, da come i suoi piedi sferzano la terra. Lo riconoscerei anche nella morte, anche alla fine del mondo."
- M. Miller, "La canzone di Achille"
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amorr-fati · 2 years ago
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E mentre nuotavamo o giocavamo o parlavamo, emergeva una sensazione. Qualcosa di simile alla paura per il modo in cui mi colmava e cresceva nel mio petto. Qualcosa di simile alle lacrime per il modo improvviso in cui arrivava. Ma non era nessuna delle due, perché era esuberante e non greve, luminosa e non spenta. In vita mia avevo già conosciuto l’appagamento, brevi frammenti di tempo in cui mi ero dedicato a qualche piacere solitario: far rimbalzare sassi sul pelo dell’acqua, giocare a dadi, sognare. Ma in realtà, si era trattato non tanto di una presenza quanto di un’assenza, di una sospensione della paura: non avevo fame, non ero stanco, non stavo male. Questa sensazione invece era diversa. Mi sorprendevo a sogghignare finché non mi facevano male le guance, e il cuoio capelluto mi formicolava così tanto che pensavo fosse sul punto di staccarsi dal mio cranio. La mia lingua era sciolta, inebriata dalla libertà. Questo e questo e questo, gli dicevo. Non temevo mai di parlare troppo. Potevo sentire ogni nervo del mio corpo, ogni carezza dell'aria sulla mia pelle.
- M. Miller, "La canzone di Achille"
- "Chiamami col tuo nome", dir. Luca Guadagnino (2017)
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amorr-fati · 2 years ago
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"Proprio prima di dover partire scrissi
perciò voltando il dorso alla promessa
cose molto belle che solo tu con la
tua faccia infantile da ragazzo costretto
ad esser fiero puoi indicarmi.
Sì, scrissi finalmente cose belle, tutte
per te – non v’era pubblico più disattento."
- A. Rosselli, Documento (1966-1973)
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amorr-fati · 2 years ago
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"Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così".
- I. Calvino, "Il barone rampante"
- Gianni Colombo, "Spazio elastico impermutabile-due doppi quadrati incompiuti", 1979. 
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amorr-fati · 2 years ago
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"Basta uno sguardo per amarsi. Del resto, non si ama mai così bene come quando ci si conosce male."
- C. Dabos, "Fidanzati dell'Inverno"
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amorr-fati · 2 years ago
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"Era meglio non alimentare quel sogno - in cui la vita vera si mescolava alla costruzione mentale - che a poco a poco stava diventando inoffensivo. Crescendo se ne distaccava, come capita ad un libro letto e appassionatamente amato durante l'infanzia. Lo amiamo ancora, ma prima vi credevamo anche. Ora sappiamo che è solo poesia, invenzione, chimere, meno di niente… Ma doveva fare attenzione a non riportare da quella stupida passeggiata davanti a una porta - che per lei sarebbe sempre rimasta chiusa - alcun dettaglio concreto: la forma di un viso, una voce, uno sguardo… Avrebbe rischiato di ricreare d'un tratto il sogno, di dargli lo spessore, l'evidenza, il sapore del reale.”
- I. Némirovsky, "I cani e i lupi"
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amorr-fati · 2 years ago
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«Vivi come su un'isola deserta» le diceva Harry.
«Ho sempre vissuto così. Perché attaccarsi a ciò che si deve perdere?».
«Ma perché si deve perdere, Ada?».
«Non lo so. E' il nostro destino. Mi è sempre stato strappato tutto».
«E io, allora? E io? Mi ami, non è vero? Tieni a me?».
«Tu sei un'altra cosa. Sono andata avanti per anni senza vederti, quasi senza conoscerti, e tu eri mio esattamente come adesso. Io, che sono abituata ad aspettarmi il peggio, non ho paura di perderti. Puoi dimenticarmi, abbandonarmi, lasciarmi, sarai sempre mio e solo mio. Ti ho inventato io, amore mio. Sei molto più che il mio amante. Sei una mia creatura. E' per questo che mi appartieni, quasi tuo malgrado».
- R. Magritte, "Gli Amanti"
- I. Némirovsky, "I cani e i lupi"
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amorr-fati · 2 years ago
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"Così si potesse dimezzare ogni cosa intera, così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza. Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l'aria; credevo di vedere tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l'auguro, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo, ma l'altra metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine, perché bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani."
- I. Calvino, "Il visconte dimezzato"
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amorr-fati · 2 years ago
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"Ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi"
- A. Scheffer, dettaglio da "Paolo e Francesca"
- I. Calvino, "Il visconte dimezzato"
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