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Tutto ciò che nella vita mi fa stare bene.

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nonecosiimportante·3 minutes agoText

CLOCK DVA - BURIED DREAMS (Wax Trax, 1989)


I Clock DVA sono uno dei tanti figli partoriti dalla vulcanica mente di Adì Newton. Nascono in quel di Sheffield, fucina della musica industriale, ma presto se ne distaccano parzialmente spostandosi verso una estetica cyberpunk (poi ampiamente abusata da altri) verso un suono cupo, dark, ma ballabile. Buried Dreams è da considerarsi il disco che ha dato definitivamente il via alla svolta musicale cyberpunk. Per Adì Newton un punto di arrivo dopo una lunga e sempre più complessa ricerca, ma anche un punto da cui partire per portare la musica in un mondo sempre più cupo e moderno. Il punto di partenza è ancora quello del ballabile noir, ma in Buried Dreams tutto diviene più complesso, le orchestrazioni sintetiche si uniscono a ritmi africani, hip-hop, house, a creare un suono industrial che sprofonda sempre più negli inferi del futuro dell’uomo.

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nonecosiimportante·3 days agoText

Blue

JONI MITCHELL - BLUE (Reprise, 1971)


Roberta Joan Anderson, meglio conosciuta come Joni Mitchell. Elegante, raffinata, forbita, si è imposta al pubblico con le sue canzoni, rari esempi di introspezione psicologica unita ad una rara capacità di arrangiare con gusto e raffinatezza austera, senza scivolare negli eccessi tipici delle colleghe dell’epoca. Lei stessa ha più volte dichiarato che il superamento della poliomielite all’età di nove anni ha contribuito a sviluppare la sua vena artistica. Ma è soprattutto l’incontro con il suo insegnate d’arte, Mr. Kratzman, il quale soleva spesso dirle “Se puoi dipingere con il pennello, puoi farlo anche con le parole”, a definire definitivamente l’abilità nella scrittura di Joni. Blue è da considerarsi il suo capolavoro assoluto. Un disco intimo che parla della vita e delle sue difficoltà quotidiane. Ascoltare Blue è come sfogliare le pagine di un diario, una lunga confessione in cui Joni scende a patti col dolore per la perdita degli amici, con la nostalgia, i silenzi, le ferite lasciate da un amore lacerante e l’incapacità di adeguarsi alle difficoltà che la vita ogni giorno ci riserva. Blue è una perla di introspezione messa in musica che ti scava dentro da ascoltare e amare.

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nonecosiimportante·5 days agoText

Damaged

BLACK FLAG - DAMAGED (Sst, 1981)


Ormai lo abbiamo capito che la stagione del hardcore è stata fondamentale, per quanto breve. Una rivoluzione nata per una esigenza di immediatezza espressiva che ha portato a rivedere completamente i canoni del genere rock. Non solo una evoluzione del punk o un genere di transito, ma una vera e propria fucina di idee che porteranno ad un cambio di prospettiva epocale. I Black Flag sono stati fondamentali in questo senso. Se i Fugazi sono da considerarsi capostipiti del purismo hardcore, gli Husker Dü i fautori dello sdoganamento in chiave emotiva con una visione più pop, i Black Flag hanno fatto della sperimentazione un marchio di fabbrica. Damaged cristallizza l’ hardcore dando inizio alla transizione verso sonorità contaminate aprendo la strada a virtuosismi tecnici sublimanti in una rabbia entropica figlia del punk degli anni precedenti ma proiettata verso un futuro in cui il suono acquisisce via via sempre più potenza. Damaged sono 34 minuti febbrili, rapidissimi e feroci in cui la voce di Henry Rollins e la sua capacità interpretativa divengono il punto esclamativo sui virtuosismi chitarristici di Ginn. La struttura è elementare, iniziano sempre basso e batteria che costruiscono quel tappeto ritmico su cui imbastire scariche torrenziali di voce e chitarra lanciati a folle velocità. Una ebrezza nichilista in cui i traumi dell’infanzia, la violenza e la povertà divengono vitalità selvaggia, animalesca, primordiale. Un animo danneggiato che rifiuta di cedere, rinuncia ad ogni ideologia per gridare con rabbia feroce un potentissimo si alla vita.

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nonecosiimportante·6 days agoText

L'Ultima Casa Accogliente

ZEN CIRCUS - L’ ULTIMA CASA ACCOGLIENTE (Polydor/Universal, 2020)


Li si aspettava con una certa trepidazione e loro sono tornati e non hanno deluso le aspettative. La raggiunta maturità dimostrata nei due dischi precedenti è pienamente confermata e l’orgia mediatica sanremese non ha minimamente scalfito il loro essere fuori da ogni concezione stilistica esistente nel nostro paese. È ancora l’uomo al centro delle canzoni di Appino e soci. L’uomo con tutte le sue paure, pregiudizi, insicurezze. Con le difficoltà nei rapporti, nel gestire il dolore causato da una malattia o nel fare i conti con giudizi e pregiudizi altrui. L’amore è l’ultima via di uscita. Un amore difficile, pieno di cicatrici, ma capace di trasformare le pareti prigione di una casa nell’ultima casa accogliente, un rifugio in cui tornare. Un disco difficile per come è nato, curato e coccolato come mai prima, ma ancora pregno di quella immediatezza che è caratteristica principe del Circo Zen. Ascoltateli, fatevi un favore. Loro (e pochi altri) sono ciò che c’è di davvero bello nella musica italiana di oggi.

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