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Furby, that creepy 1990's doll, has a tumblr page.

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#frasi

Non so più che cosa siamo.

Sei la persona che mi conosce più di tutti, ci sono parti di me che non conosco nemmeno io, hai detto.

Sei l'unica persona a cui mi lascio io, ho pensato. Hai detto anche che mi odi tantissimo, ma che ci tieni troppo. Hai detto che con me non ci staresti mai, ma pensi anche che nessuno mi meriti. Hai detto che non avevi bisogno di me, così sono andata via, non ti nascondo che l'ho fatto piangendo ma era la cosa giusta.. hai detto che non ti capisci, che io nonostante come sia fatto tu, ti manco, e io ti ho risposto “e questo non è bisogno?”

Mi hai dato ragione, perché la tua non è voglia, ma bisogno, perché malgrado l'orgoglio, se non ci sono io.. ci sei tu.

E forse è questo il nostro problema, il fatto di desiderarci troppo. Tanto da avere paura che questo finisse, così tanta paura da non dargli un inizio.

Hai paura di me, lo so, dici che sono instabile, che non ho un pensiero fisso, che non mi affeziono a nessuno, che non ho le idee chiare, hai avuto paura di questo quando ci siamo avvicinati troppo, hai avuto paura di farmi del male e io te ne ho fatto, più o meno consapevolmente, e tu me ne fai, ma credo non te ne accorga, ed io non te lo dico perché forse sotto sotto so’ masochista, mi piace che sia tu a farmi male e non qualcun'altro.

Ho paura di me, dei miei sentimenti, ho paura che non siano mai gli stessi tuoi, facciamo fatica a parlarci, ad esprimerci l'uno con l'altra, ma i silenzi non ci mettono a disagio e ci viviamo bene, quasi ci piacciono e non sentiamo il bisogno di riempirli per scacciare l'imbarazzo. Sappiamo viaggiare stando fermi in una stanza a fissare il soffitto, qualche tuo pensiero spezza il silenzio, qualche ricordo mio ci fa provare qualcosa, ma cosa? Cosa sei tu? Cosa siamo noi?

Non siamo una coppia ho detto io, non siamo nemmeno amici hai risposto tu, scrollando sulla home mi appare una bella cosa, siamo una bella cosa. Spero che tu, che sei la metà di questa bella cosa, capisca cosa sia per te l'altra metà, perché io credo di non voler più essere una bella cosa, ma la più bella.

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Oggi è il giorno dell’ottanquattresimo compleanno di mio nonno. Gli ho chiesto cosa pensava della vita e lui mi ha risposto dicendo: “La vita è un paradiso di bugie, va saputa vivere, è molto bella, bisogna saper addattarsi, impegnarci e credere in noi stessi.” Gli ho fatto questa domanda in giardino e ho pensato che in tutto questo tempo avesse avuto modo di farsi una propria idea. Per farmi capire cosa intedesse dire ha continuato prendendo come esempio il prato che c’è proprio davanti a casa nostra, al di là della strada. Mi ha detto che l’ha visto cambiare mille volte e che prima la strada non c’era. Inoltre, ha continuato dicendo che fino a poco tempo fa, un signore che abitava in fondo alla strada, si occupava di tagliare il prato e di tenerlo pulito ma che adesso è morto e quindi l’erba è molto alta. Ha concluso il suo discorso così: “Tutto ha un principio e una fine.” Le sue parole, mi hanno fatta pensare, dovete sapere che mio nonno si ritiene un uomo di grande spessore. A volte è troppo rigido, sia con gli altri sia con se stesso e ultimamente alcune sue parole mi hanno ferita molto. A volte ho la sensazione che mio nonno mi stia per sfuggire dalle mani, che qualcuno stesse cercando di portarmelo via lentamente. Penso che lui non si sia mai accorto del bene immenso che gli voglio e che spesso senza un suo gesto d’affetto non avrei saputo come fare. Non posso capire cosa volessi dirmi con il più breve dei suoi monologhi perchè ho solo diciasette anni. Quello che so è che ha vissuto sessantasette anni in più di me e ha avuto a che fare con tanti avvenimenti, del mondo e della sua vita. C’è chi ne parla bene, chi ne parla male, chi a volte lo descrive come un mostro, chi piange quando lo vede stare male, chi lo ammira, chi da lui si è sentiro giudicato e chi lo ama. Quello che mi stupisce è che è stato molto coinciso e chi lo conosce sa che non è da lui; ha riassunto piuttosto brevemente questi suoi anni di vita. L’ho visto preoccupato, forse per i pensieri che ora gli passano per la testa, e l’ho voluto rassicurare spiegandogli alcuni dei miei progetti che spero di realizzare. In conclusione nonno, vorrei dirti che nonostante i tuoi sbagli e gli errori commessi, sei un punto di riferimento e una persona speciale che della vita mi ha insegnato tanto. Devo sbrigarmi però! Devi ancora insegnarmi tutte le tue ricette e dobbiamo farci un po’ di foto insieme perchè mi mancherai tanto.

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È arrivata l’estate,

l’opposto di quel che avevamo programmato.

Sai, la tua assenza continua a pesare,

il momento più difficile della giornata di solito è verso tarda notte,

quando dalla finestra aperta arriva uno spiraglio di fresco

e penso a quanto sarebbe bello condividere con te quest’odore di estate.

In estate fa più male

perché penso a tutti i viaggi programmati con te

e giorno dopo giorno mi rendo sempre più conto che quei viaggi non li faremo mai.

Lucrezia Benedetti ( @cuoredisabbia )

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Città di carta, John Green
In tutti quegli anni, la scuola non mi era mai sembrata tanto mia. Avevamo fatto giustizia gli sfigati senza bicicletta. Lacey Pemberton mi aveva rivolto la parola. Chuck Parson si era scusato.
Conoscevo quella aule alla perfezione e alla fine sembrava che anche loro conoscessero me.
Rimasi  lì in piedi anche quando la campanella suonò per la terza volta e la folla defluì. Solo a quel punto andai a calcolo.
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Vorrei tanto che il mio pensiero di te smettesse di piombare da un momento all’altro , vorrei tanto che il pensiero di te smettesse di tormentarmi le giornate , le ore e i minuti , sei un’ombra che non smette mai di seguirmi e anche se io ad oggi non so più come sei fatto, cosa pensi , com’è il tuo umore , se guardi i tramonti con un’altra e li dedichi a lei, io sono sempre qui a reprimerti in pugno e stringerti dentro me .

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Ho smesso di guardare in basso

Quando hai smesso di guardare me

Ho sognato in ogni modo si, di averti affianco

Ma affianco hai avuto tutti, tranne me

Ho chiamato col tuo nome ogni bicchiere vuoto

Fino a riempirli un'altra volta ancora

Fino a raccontarti a operatrici di call center

Fino a insultare solo questa stanza vuota

Ed era tutto diverso, ora che quel tutto è diverso, si tutto

Per me tu eri tutto si, forse eri solo quello

Io che no, non son mai riuscito mai ad essere altro che questo, sono solo questo

Ti avrei dato tutto, no non solo questo

Ma tu dove sei? Noi due, fiori in inverno

Qui mi son drogato fino a spegnermi, ceneri in questo inferno

Tu non sai che ho fatto oltre a questi testi, oltre a salvarti

Da sto mondo che insegna amore solo per ammazzarci, ed ora


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