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#la bomba



“Ho paura”.
La ragazza si strinse a lui.  Lui si divincolò.
Un po’ perché disinnescare una bomba non è cosa da poco, un po’ perché stava avendo un erezione.
Dovrei tagliare il filo blu oppure meglio quello rosso. E che ne so.
Non mi sembra il momento per farsi venire dei dubbi.
Uno o l’altro tanto vale tentare.
Il seminterrato era piccolo e umido e le grate a fil di strada non lasciavano passare molta luce. Era strano trovarsi in quella situazione, un poliziotto pluridecorato che finisce chiuso in un seminterrato del palazzo della Regione a De Ferrari con al fianco una ex fidanzata che non si ricorda comesichiama, ma che doveva parlargli a tutti i costi.
Di sopra l’assemblea regionale al gran completo, qui sotto una bombetta programmata per fare danni.
“Non me la racconti giusta” le disse.
“Cosa vuoi dire”.
“Non mi chiami per mesi e poi tutt’a un tratto mi vuoi vedere”.
Mentre parlava continuava a seguire l’evolversi dei tubicini di gomma.
“Lo sai che ti penso sempre, solo non avrei voluto trovarmi in questo casino”.
“Perché secondo te ce l’ho messo io questo congegno? Sono i tuoi amici del cazzo”.
“Zitto senza di noi andrebbe tutto a puttane”.
“Mentre far saltare il palazzo della regione invece è limitare i danni. Bella filosofia la vostra e te sfigata che ci sei rimasta,  qui dentro”.

“Secondo me è quello blu”.
“Ferma!”.
La ragazza aveva tirato fuori dalla borsa le forbicine per le unghie, e puntava diretta al tubicino blu. Le bloccò le mani appena in tempo.
“Ci stai mettendo troppo tempo: taglia, forza”.
“E se poi è quello sbagliato? Finiamo in tanti pezzettini,  sangue, carne e materia grigia ovunque”.
La ragazza a quelle parole rimase delusa: “ Coniglio”.
Il timer indicava pochi minuti all’esplosione, in consiglio regionale si dibatteva sull’eventualità di limitare gli yatchs a Portofino.
“Perché non chiami un esperto di bombe? “ le chiese.
“Non c’è tempo”.
“Non vi fanno corsi del genere in Polizia?”
“Ero malato”.
Lui era nervoso, lei picchiettava l’accendino sul muro ammuffito.
“ Sei nervosa? Il tuo amico ha piazzato la bomba e ti ha lasciato qua”.
“Non mi pare proprio, lui non c’entra niente”.
“Non è vero ti si muove il sopracciglio. Quello ti ha mollata".
“Stronzo”.
Era tutto sudato e non riusciva a decidersi, quel vestitino corto poi non aiutava, aveva sempre un debole per quella ragazza.
“Carina la tua cravatta, l’hai rubata?”
“No”.
“Ti piace il mio vestito?”
“E’ molto bello”. Gli si stava riattivando il tic all’occhio.
“Certo che sei lento. Per cambiare una ruota quanto ci metti?”.
“….”
“Ti sei sposato?”
“….”
“Ho capito, sto zitta”.
“…”
“…”
“Hai la pistola, me la fai vedere?”
La guardò per un attimo, il suo viso era ancora molto bello.
Tirò fuori la pistola e le sparò.
Si sedette, si allentò la cravatta a attese con calma l’esplosione.

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