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06 giugno 2020

Quando andavo alle medie, come in ogni scuola italiana che si rispetti, tra i vari compiti avevo quello di leggere dei libri. Come ogni studente italiano che si rispetti, ovviamente, non ne lessi neanche uno. Ricordo che partimmo da uno a scelta, durante le vacanze di natale della prima media ed io ovviamente scelsi un libro di cui avevo visto il film. Essendo io un'analfabeta fuzionale all'epoca, con un deficit non indiferente nella scrittura tanto da non capire la differenza tra “ha” ed “a” dal suono della parole, riuscii a prendere 4 pure nella relazione su Harry Potter e la Pietra Filosofare. Tornassi indietro ad incontrare la me matricola le darei una pacca sulla spalla complimentandomi con lei sul fatto che siamo riuscire a sbagliare un qualcosa a noi ben noto. Fatto sta che dal libro a piacere passamo a Bianca Pitzorno, Dino Buzzati, Stefano Benni ed infine Italo Calvino. All'epoca non capivo il perchè di questa scala editoriale, ma oggi con un minimo di cultura in più comprendo questa scelta. Era un farci abituare a leggere, in modo graduale, perchè son autori che vanno pian pian a scrivere in modo più complesso. Ovviamente, le trame dei libri non mi erano chiare, fatta eccezione per “Parlare a vanvera” e forse per “Il bar sotto al mare”, ma alla fine con Wikipedia son riuscita a comporre scritti abbastanza sensati. Il problema sorse in terza media: “1984”, “La fattoria degli animali”, “Il fu Mattia Pascal” e “Se questo è un uomo”. Me li ricordo come libri che non ricordo. Mi sentivo stupida, come potevo non capire libri che parlavano del Grande Fratello o di meri animaletti di campagna. Un uomo che scappa dalla sua realtà o un altro che che nonostante si fosse salvato abbia deciso di togliersi la vita. Erano cose che non concepivo. Fino al quinto superiore. Ristudiai tutti questi brani da adulti ed ebbì un'illuminazione. Era finalmente tutto chiaro. Il problema non ero io, ma il mio professore di italiano che si sentiva innovativo ad introdurre brani senza background. Come potevo capire a 14 anni quanto fosse reale quella distropia, come potevo intuire che quello che stesse descrivendo Orwall non fosse un'idea ma una metafora, non avendo mai avuto contatti con la polica? Senza aver mai vissuto vere ingiustizie o censure potevo mai capire l'esigenza di scappare dalle telecamere se all'epoca il mio unico pensiero era ostentare la mia vita su Facebook? Non avevendo ancora avuto delusioni forti potevo mai capire cosa significasse voler abbandonare tutti e rifarsi una nuova dentità? Non essendomi mai confrontata con il dolore potevo anche solo lontanamente capire cosa volesse dire senso di colpa non giustificato? Bellissima la scuola italiana, ma mi sto rendendo conto che sbagliano i tempi. Stiamo diventando sofisti, ma ricordiamoci che neanche ai greci piacevano. Mi sono sempre rimproverata di non riuscire ad ingerire una Treccani per intero, ma solo oggi il treno ha fischiato ed ho capito che anche mangaire pane e Wikipedia non è male. Prima o poi capirò, non devi farmi il sangue amaro.

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