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#nebbia

Sfigato Cinasci correva sbuffando come una locomotiva sotto un cielo plumbeo tra gli scarichi di benzina, maledicendo quegli esperimenti sociali degli anni ottanta che avevano portato il mezzo privato e il trasporto su gomma ad essere gli unici sistemi di trasporto che funzionassero davvero in Italia. Ottantadue macchine e cinque chilometri si frapponevano tra lui e la sua destinazione quella mattina quando il suo naso diventò una notevole crosta marroncina poggiata sul viso per colpa dell'alta saturazione di carbone, anidride carbonica, ammoniaca, oli lubrificanti e kerosene, sfusi e disciolti nell'aria, saturo di quegli odori mefitici raffreddati alla temperatura di meno due gradi centigradi. Il lavoro di Sfigato Cinasci consisteva nell'aiutare ragazzini con bisogni e disabilità specifici dell'apprendimento. Durante il suo turno di lavoro Cinasci pensava al corso d'aggiornamento obbligatorio che aveva dovuto fare due settimane prima, durante il quale un disabile in carrozzina con la mano destra sfasciata, accompagnato dalla moglie, raccontava di come aveva descritto in un suo libro e prospettato all'intera assemblea l'idea che si creasse la figura istituzionalizzata di assistente sessuale, ossia una persona che aiuti il disabile nella scoperta della propria sessualità e nel compiere l'atto sessuale. Questa figura professionale è stata descritta da Maximiliano Ulivieri, e dopo questo incontro di formazione obbligatorio vennero a galla nella memoria di Sfigato varie storie. Ad esempio mentre beveva il caffè a ricreazione, pregando che la pausa durasse un'eternità, si ricordò della storia di quest'uomo che lavorando ad una pressa si era ustionato gravemente il pene. Dopo una serie di operazioni si era ristabilito, in questo periodo a casa aveva ricevuto delle visite dalla fisioterapista, il cui lavoro se all'inizio era complesso perché doveva gestire un uomo che quasi non camminava, alla fine il suo compito si ridusse nello spalmare crema sulla zona cicatrizzata una volta a settimana. Praticamente si trattava di fare una sega ad un uomo in carrozzina, e la fisioterapista, fidanzata da lungo corso, si sentiva vessata nel fare un lavoro del genere, ma era obbligata per legge a prestare aiuto a quella persona. Diede un ultimatum dicendo all'uomo “Ti faccio una sega, ma tu rinunci al servizio”, l'uomo acconsentì ma poi non volle fare a meno, così la fisioterapista fece ricorso e vinse la causa. Questa storia fa pensare a tutto il bisogno di soldi e garanzie che i disperati possono cercare, perché per quanto i disabili hanno diritto al sesso, ciò non significa che questa cosa possa essere remunerata con i soldi di famiglie disposte a pagare una cifra al mese in cambio del lavoro di personale qualificato e bisognoso di lavoro. Un po’ come la storia dell'utero in affitto per i gay o per le coppie eterosessuali: non credo che la Seredova o Belen prestino volentieri il proprio utero per favorire la causa, ma una ragazza madre disoccupata col copro mezzo sfasciato dalla prima gravidanza, non avrebbe problemi a prestare il suo corpo in cambio di una cifra considerevole. Come oggi la professione di OS raccoglie tutti coloro che hanno bisogno di un lavoro e con un minimo di qualificazione, che poi devono essere disposti a pulire il culo ai vecchi.

Mentre Sfigato tornava a casa pensava alla storia che Maximillian gli aveva raccontato il giorno della formazione dicendo che lui aveva represso la sua sessualità finché una sera in un bar ha incontrato una ragazza che chiedeva al bancone di un CD dei King Krimson, e il barista gli ha indicato Maximilian come esperto di musica, così i due sono andati a casa sua e lui le ha prestato il CS. Il giorno dopo gli amici di Maximillan l'hanno informato che quella ragazza era un escort, e gli hanno dato il suo numero, così Maximilian, immagino con i soldi dello stato, abbia preso appuntamento con una escort. I due si danno appuntamento dopo una settimana e si riconoscono sulla porta di casa di lui per via della storia del disco. Fanno all'amore, lui dice che non è stato appagante ma che è riuscito a scoprire la sua sessualità grazie a quella persona.

La terza storia Sfigato la lesse su un blog: una signora in carrozzina arrotondava lo stipendio andando a visitare gli hotel per vedere se davvero abbattessero le barriere architettoniche come dichiaravano i loro siti internet. Aveva iniziato ad inviare ad una sua amica blogger delle recensioni sugli Hotel dove soggiorna per informare il “mondo disabile” se la struttura è davvero adatta ad accogliere persone diversamente abili. Sulla situazione degli hotel la signora e la blogger decidono di farci un video da mandare al programma televisivo le Iene. Dopo una lunga lista di attesa e varie pressioni alla rete televisiva, riuscirono a mettere in scaletta il video. Secondo l'articolo Maximilian

interveni per prendersi i meriti del video, anche a fronte della sua figura di rappresentante dei diritti del “mondo disabile”. La signora lo denunciò e lui chiese che il video non venisse trasmesso.

Era una mattinata tranquilla come può esser la mattina in una scuola media, quando Sfigato, mentre stava facendo il suo solito giro di banchi venne avvicinato da una bambina che voleva parlargli all'orecchio. Lui si fermò e la bambina pareva non parlare, ma lui sapeva che a certi tipi di bambini serve tempo per formulare una frase, così si mise ad osservarla: aveva dei grandi occhi ambrati, capelli ricci ed era la bambina più obesa che avesse mai visto, il culo pieno di cellulite usciva dalla sedia come quello di una trentacinquenne nera in menopausa. Comunque la bambina gli disse di non sentirsi bene e di voler uscire. Si misero fuori dall'aula e la bambina iniziò a a raccontare che prendeva delle medicine, che era schizofrenica e che sapeva che le medicine che doveva prendere le facevano male alla pancia, il medico gli aveva detto di prendere i fermenti lattici ma erano tre mesi che la madre si dimenticava di comprarglieli e la bambina si svegliava ogni notte era le due e le tre per andare di corpo. Non mangiava, ma aveva il corpo gonfio dal cortisone e una pancia esagerata per via dell'accumulo di merda. Sfigato pensò che fosse il caso di chiamare la bidella, che continuava a ripetere “Ha la febbre! Ha la febbre!”. I professori continuavano a passare facendo finta di andare a prendere qualcosa da qualche parte per vedere come il pivellino gestisse quella patata bollente. In un mondo razionale una bambina che si trova in un evidente rischio di blocco intestinale ha bisogno di un clistere e lassativo immediato perché è evidentemente piena di merda, quindi gli si da quello che gli serve per stare bene, in un mondo come questo dove i genitori fanno dei lavori di merda e pretendono di crescere i figli tra la pausa pranzo e la sera dopocena, non puoi dire ad una bambina di dodici anni la parola “clistere”: in primo luogo perché non sa cos'è e forse è talmente rincoglionita da non sapere nemmeno dov'è il proprio buco del culo, due perché non capisce come funziona e terzo perché se la madre la sente ripetere “ dovrei farmi un clistere, me l'hanno detto a scuola” a casa potrebbe accusare la scuola di usare un linguaggio scurrile e non adatto ai bambini o potrebbe dire direttamente che in quella scuola consigliano ai bambini d'infilarsi degli oggetti cavi che sprizzano acqua nel culo, notizia che sarebbe ripresa immediatamente, perché già confezionata, da qualche blog locale che la sponsorizzerebbe su Facebook con 5 euro per far leggere il titolo, perché la gente non legge più gli articoli, né distingue tra un'accusa di reato da una condanna. Tutto ciò rende la situazione per Sfigato molto difficile, così si fa dare il numero della mamma della bambina dalla bidella e inizia a chiamare casa, la bidella vorrebbe che Sfigato gli spiegasse la situazione ma lui si defila perché ha capito il rischio, si avvicina alla bambina e gli dice di ripetere alla madre “Mi sa che stò male perché non ho preso le medicine che mi dovevi dare tre mesi fa” è una frase geniale, ha un doppio taglio: umilia la madre che sa che altri stanno ascoltato la figlia e la taccia come una che non ha a cuore la prole, e due da alla figlia i farmaci che le servono comunque per cagare. Ma è uno sforzo inutile, il giorno dopo la bambina viene ricoverata al pronto soccorso per un blocco intestinale, i professori ne parlano piano e dicono “ Forse avremmo dovuto dire alla madre di farle un clistere”.

Questa cosa cadde come un masso invisibile sopra la testa del povero Sfigato. Gli impegni settimanali lo assorbirono come il gomitolo di strade di Ungaretti assorbe l'acqua, che casca dalla tavola a per terra, ma alla fine un pomeriggio in cui si stava facendo una riunione con i colleghi civilisti iniziò a parlare della ragazzina del clistere: prima cercando di collegarla al discorso di cui stavano parlando, poi sembrò virare sulla lamentela, infine alzò al voce come a dire di aver bisogno di sfogarsi, esagerò e si scusò con i presenti, e appena arrivato a casa pianse lacrime calde. Una bambina di 12 anni aveva dovuto portare in grembo chili di merda perché non era stata curata a dovere a il posto dove passa più tempo sotto la supervisione di adulti non po’ intervenire sostanzialmente perché la madre della bambina non sa un cazzo sui problemi della figlia.

Dopo essere rientrato alla sua parca mensa e sporca tana Sfigato passò non troppo tempo quando sognò di trovarsi in uno chalet sulla spiaggia, vestito con la camicia da festa insieme ad altri amici e amiche. Allo chalet tutti quando arrivano si salutano, si scambiano i convenevoli e poi si siedono a

tavola per mangiare, ma quando è l'ora di andare nessuno lo chiama, così rincorre una ragazza lungo un sentiero di pietra che s'immerge in una radura vicino alla spiaggia, il tracciato arriva fino nella hall di un hotel, che è una specie di crocevia dei vari luoghi adibiti alla festa di quella sera. Questa è una festa per soli VIP dove possono entrare solo persone selezionate e valanghe di super modelle. Il PR smontante che sta tornado a casa dopo aver passato il giorno a vendere prenvendite spiega queste cose al reseptionist della hall dell'hotel mentre Sfigato, acquattato sotto le scale, ascolta in silenzio. Sfigato, proprio perché è senza figa da parecchio tempo decide di uscire fuori, e segue il sentiero che s'immerge nella natura, finché dopo una lunga curva scorge la festa e i corpi seminudi e bagnati che si strusciano gli uni sugli altri, è un bagno frenetico e bellissimo di corpi e ormoni, osserva il bikini a fantasie nere su sfondo bianco di una ragazza, e poi si sveglia.

Sfigato vorrebbe intensamente sborrare in faccia a Angela dopo aver avuto un rapporto sessuale con lei e dopo averla vista bagnare di sperma, spruzzando liquido seminale come un gavettone su un finto tappeto persiano. Si segava su di lei e la cosa peggiore era che lei era anche la sua coinquilina. Sfigato Cinasci pensava dopo ogni sega alla faccia di lei, pensa che avrebbe dovuto chiederle di uscire, ma lui sa che lei non avrebbe accettato mai. Era una ragazza simpatica, spigliata con un mediocre senso dell'umorismo e una famiglia di fede cattolica, e aveva mediato il suo posto nel mondo. tra una pratica tipica degli intransigenti della religione e un modo di vivere che non lasciava intravedere all'apparenza i suoi valori morali ma che la faceva sembrare una semplicissima ragazza di vent'anni. Sfigato pensava di poter essere il suo Caronte nel mondo della perdizione ma più semplicemente pensava che quella doveva provare un recondito e masochista piacere nel negarsi il cazzo. La verità era che Sfigato oltre ad essere senza figa era anche molto pigro e l'idea di avere la figa in casa lo mandava in estasi, lui ora voleva la maledetta sicurezza che alberga in chi ha la ragazza ed ha già la scopata assicurata. Non ne poteva più di sbattersi per trovarsene una, avrebbe scalato pure il K2 pur di avere un minimo di sicurezze assicurate. In ogni caso pensava che poteva adattarsi a chiunque ( non pensava che chiunque avrebbe dovuto adattarsi a lui) era talmente abituato ai rifiuti che essere abbandonato non gli ‘importava, l'unica cosa che contava davvero era essere svuotato e continuare per la sua strada, e se la relazione funzionava tanto meglio.

Era il 20 dicembre e Sfigato aveva ricevuto finalmente la sua lettera di accettazione per l'Amsterdam Businness School che gli era costata 300 euro di biglietto aereo, quattro lettere di raccomandazione e due anni di esami fatti alternandoli a lavori di merda. Ma c'era riuscito. Era stato ad Amsterdam in gita di quinto superiore e una cosa non si era mai perdonato: non essersi mai davvero divertito. Per quella vacanza aveva solo i soldi per permettersi una cannetta, così mentre i suoi amici scopavano con delle ragazze che erano sosia di pornostar vestite da infermiere sexy, avvocatesse etc. lui accompagnava le compagne di classe a fare shopping e le leccava la figa senza essere ricambiato e lo faceva solo per sentirsi accettato. Per due anni aveva tenuto duro, ma adesso avrebbe potuto fare un'università prestigiosa ed essere a contatto con persone ricche che gli avrebbero procurato lavori e contatti e avrebbe potuto vivere tra sesso droga e rock and roll tutta la vita. Ovviamente tutto ciò albergava nella sua immaginazione, ma finché lo rendeva felice, e dato che non rompeva il cazzo a nessuno, perché non concedergli tale illusione? Infatti una perdona abituata a sgobbare per tanti anni non farà altro che mantenere le proprie abitudini così, Sfigato si sarebbe ammazzato di lavoro in terra straniera senza vedere neanche un pelo di fica, mezzo cocktail o un avanzo di aspirina come droga, nemmeno per sbaglio.

Una sera di dicembre Sfigato stava festeggiando in casa di amici era ubriaco e quella notte si gelava, a meno sei gradi, e senti la solitudine in quella strada piena di gelo. Chiamò la Pantera che viveva a due passi da dove si trovava: era la più bella puttana che si fosse mai vista in circolazione. Lei era stata la dirimpettaia di Sfigato per circa due anni, mentre si avvicinava alla sua alcova rifletteva sul fatto che che l'ultima volta che l'aveva vista stava passeggiando per strada, fuori dall'orario di lavoro, con suo figlio di appena quattro mesi nel passeggino. Finché qualcuno di facoltoso non l'ha vista e il suo pappone non l'ha costretta agli straordinari mentre lui badava il

bambino. Sfigato compose il numero sfilandosi i guanti ma nessuno rispose, il telefono squillava a vuoto, così arrivò sotto casa sua e citofonò, gli aprì il protettore che constatò quanto fosse sbronzo il nostro protagonista, ma in fondo per lui una persona in più significava solo più soldi. Sfigato mostrò all'omone una banconota da cinquanta euro, quello rispose con un gesto che significava “ Dammene ancora”, Sfigato mollò cento euro e il protettore lo lasciò salire per le scale verso il piano di sopra. Nonostante l'ora, il freddo e il fatto che puzzasse di alcool il suo arrivo provocò grandi festeggiamenti: il primo che venne ad abbracciarlo fu il compagno della Pantera, Sfigato gettò un occhio nel lettino dove stava il piccolo che oramai aveva quattro anni, vennero a salutarlo anche una collega della Pantera e il suo ragazzo. Anche se era passato del tempo e quando erano vicini avevano fatto si e no un paio di cene, Sfigato credeva che a quella gente facesse piacere vedere una faccia nota sul posto di lavoro. Poi la Pantera prese Sfigato e andarono nella camera dei clienti, lui chiese un pompino perché tutto quel calore umano lo aveva messo a disagio: come faceva il marito a non essergli ostile? Perché aveva pensato di venire lì dove potevano rubargli il portafoglio? Avrebbe sicuramente passato i prossimi tre mesi a fare carte su carte per rifare tutti i documenti e questo solo perché gli era venuta voglia di scopare. Sfigato poggiò la mano sulla fronte della Pantera e sentì che era bollente, e mentre stava venendo nel preservativo iniziarono a venirgli tutta una serie di paranoie legate al fatto che quella donna potesse avergli attaccato la meningite, la labirintite, l'AIDS, etc. come ogni fottuto maledetto borghese che si preoccupa sempre prima dei propri affari e poi dei cazzi dei altri. Tornai a casa e il giorno partì per la casa parentale dalle mura parietali nella quale trascorrere il Natale con il parentame.

Al riguardo dei rapporti natalizi col parentame mi sorge in mente un'altra storia: quando frequentavo l’ università sono andato dallo psicologo più volte per via del fatto che manifestavo una sintomatologia simile a quella dei malati di disturbo bipolare. Inizialmente l'ufficio non aveva preso in considerazione il mio caso, ma poi trovai uno psicologo che non aveva nulla da fare in quello stesso ufficio che mi pese in carico per riempirsi il tempo. Non avendo molto lavoro passava le giornate a cercare altre occupazioni. In capo a un anno era riuscito a diventare associato ad uno studio di consulenza psicologica della città di Poco Distante. E lui lavorava chiuso in questo studio durante le vacanze di Natale e quelle di Pasqua sostituendo i presunti colleghi in ferie, come un disperato perché è in questo il periodo in cui la gente deve rivedere i parenti e si deprime di più del solito nel sentire pesare su di sè i giudizi della famiglia e degli amici, che si permettono di tirare una riga su ciò che si è fatto e si mettono a fare la resa dei conti, tra una tombola e una partita a carte. In pratica tra straordinari e nuovi clienti privati che si fa questo psicologo guadagna di più durante le festività natalizie che durante tutto il resto dell'anno. Viviamo in un'epoca in cui la famiglia è diventata una fonte di morte che ci porta ad essere insicuri, titubanti, castrati e stitici di sentimenti, come potrebbe diversamente con tutti quei valori tradizionali che si porta dietro e dei quali potremmo fare a meno, anzi quei valori che dobbiamo uccidere perché non hanno più niente a che vedere col mondo di oggi e che ci rendono solo infelici.

Facciamo lavori di merda. Questo è il mio giorno libero e stò scrivendo questo racconto ma domani dovrò continuare a lavorare e questo racconto mediocre non sarà mai osannato da nessun giornale, o nessuna ragazza busserà alla mia porta per farmi un pompino per questo racconto, per come vanno le cose in Italia ora, al massimo queste parole potrebbero procurarmi un po’ di fica dopo essere morto. Le cover band fatte da gente che fa lavori di merda alienanti dove sei costretto a fare RID bancari o a compilare stupidi moduli per gente stupida otto, nove, dieci, dodici ore al giorno a fine giornata non hanno la capacità di fare qualcosa di originale, infatti si attaccano alla creatività altrui a quella di artisti già scarsi, nei quali s'identificano. In pratica lavorano come delle merde e s'identificano con artisti che sono un po’ meno merde di loro ma pur sempre delle schifezze. Ma c'è un motivo che accomuna me e loro: abbiamo bassissimi livelli di autostima, non ci stà bene il fatto di esser sottopagati e di fare un lavoro di merda, no a noi non ci da fastidio la merda ma ci da fastidio il fatto di essere le ultime delle merde, abbiamo anche sogni banali non desideriamo essere

dei grandi ma solo un po’ meno merde degli altri.

Io ho due sedie rotte sopra l'armadio, le zampe di ferro piegate si sono staccate definitivamente dal seggiolone, e sembrano di quelle opere artistiche che crescono al centro delle pizze di cemento armato delle rotatorie. Le ho distrutte saltandoci sopra col culo, e ci salto sopra col culo perché faccio finta di suonare la batteria in camera mia con due manici di legno che originariamente servivano a mescolare l'insalata. Ma questo è solo l'antipasto: sono esattamente sette anni che faccio questo da mezz'ora a tre o quattro ore al giorno, che tamburello ovunque con le dita, bicchieri e bacchette cinesi, ma non suono la batteria. Da due anni sono ossessionato dai Black Sabbath. Ho sognato di andare in tour con loro, mi sono fatto una playlist mentale delle variazioni live che hanno fatto dei loro brani su cd, che riproporrei se avessi una mia cover band dei Black Sabbath. La cosa straordinaria è che io non solo non so suonare bene e non m'interessa andare a tempo o studiarmi tutti i ritmi possibili per suonare, a me interessa essere osservato dai miei compaesani, da amici e parenti mentre suono quella che per me è musica celestiale, quindi sicuramente non i Black Sabbath dato che ogni tentativo in Italia di farne una cover band si è trasformato in un fallimento. Ma io continuo a zompettare su questa sedia e far finta di suonare e m'immagino folle di gente che mi osannano perché sogno di poter essere accettato da tutti come lo sono tutte le rockstar che vengono accettate anche se sono dei fottuti maniaci psicopatici, ecco io quello voglio: essere accettato dagli altri pur essendo pazzo e mediocre. Poi quando rinsavisco mi metto a scrivere questa merda qua, sennò in genere un mio live finisce con un applauso scrosciante io sudato che non mi lavo, mi butto direttamente a letto e sogno una splendida ragazza che mi fa un pompino, e mi addormentato segandomi.

E ora torniamo al nostro eroe.

Sfigato era mal sopravvissuto ai festeggiamenti natalizi, soprattutto la nevrosi per essersi preso qualche malattia dalla Pantera era esplosa quando aveva registrato 38 gradi centigradi come temperatura corporea. Quella sera raggiunse a piedi un suo vicino di casa per sfogarsi, e nell'atto di gridare quanto misera fosse stata la sua vita, per rendere più pomposo il discorso decise di usare il termine meningite per identificare la possibile malattia passatagli dalla Pantera. Subito, lo sgomento del vicino di casa che lo stava a guardare, gli fece capire che quella non era stata una buona idea, in seguito una decina di persone fu informata del fatto che forse lui aveva contratto quella malattia, che se non curata è potenzialmente mortale. Ma questo non preoccupava Sfigato che era abituato a quel genere di errori. Purtroppo per lui nel paese dove soggiornava era altresì tacciato di essere un cazzaro, questa tesi era in particolar modo sostenuta da Capo che nell'ultima discussione con Sfigato al riguardo aveva citato un episodio di cazzata massima pronunciata quattro anni or sono che aveva provocato l'approvazione generale dei pochi amici di Sfigato e un mese di analisi quotidiana per lui. Il vicino di casa di Sfigato e Capo s'incontrarono al supermercato per la spesa di Natale, e il vicino parlò a Capo di quella storia della meningite. Quando Sfigato lo venne a sapere dal suo vicino rimase di sasso: il peso che aveva per lui la nomea negativa di essere un cazzaro lo distruggeva dentro, così per la semplice paura che Capo sostenesse di nuovo la tesi per cui qualunque cosa egli affermasse restava come e comunque un cazzaro, per evitare di sentirsi dire questo decise di passare il capodanno sotto le coperte guardando Gigi d'Alessio a Civitanova e trangugiando una mezza bottiglia di champagne e un bottiglione da due litri di whisky.

Sfigato tornò al suo solito lavoro che includeva inevitabilmente altre ore di formazione obbligatoria. Fu lì che incontrò Psyco. Sfigato si era inventato un'auto regola che infrangeva solo quando gli faceva comodo: si dava centoventi secondi di tempo per decidere se una ragazza gli piacesse o no, era un modo come un altro per selezionare il numero di persone che potevano entrare a contatto con il suo già delicato equilibrio fisico mentale. Psyco passò questo breve test sorridendo e sostenendo che i social fossero inutili e dannosi. La cosa sembrava a Sfigato come la parodia di un sofismo greco in chiave moderna e quasi lo intrigava stare lì a parlare con una che sosteneva una tesi per

quanto plausibile, incompatibile con la realtà che non avrebbe comunque portato ad una regressione dell'importanza dei social nel mondo della comunicazione. Decise di chiederle di uscire e lei accettò. S'incontrarono nel mezzo di una piazza , tipico posto in cui gli appuntamenti naufragano miseramente perché tra la moltitudine non ci si vede, i punti di riferimento sono differenti e soprattutto ad un certo punto ci si scazza e se ne torna a casa. Ma i due s'incontrarono in mezz'ora riuscirono ad organizzarsi la giornata, andarono a mangiare al ristorante, e una volta finito il desinare decisero di andare a casa di lei, che viveva dall'altro capo esatto della città rispetto al ristorante dove stavano. La ragazza aveva accettato in poco tempo di uscire e in meno di due ore da quando si conoscevano lui stava finendo a casa sua e la cosa lo eccitava moltissimo, credeva di poter porre finalmente fine a tutte le sue sofferenze da sfigato ma non aveva capito a che cosa stava per andare incontro. Lei iniziò a raccontare della sua vita “ Da quando sono qui a Kittesencula mi sono fatta vari scopamici: il primo era una specie di tipo che mi facevo in vacanza e che saltuariamente veniva a trovarmi qui anche d'inverno, ma me lo sono fatto mentre stavo con un altro che è stato il mio grande amore e che mi manca tanto, e prima di lui ho avuto un tipo che conosci, si chiama Balano, guida i treni “. Prese fiato e accelerò la corsa, Sfigato doveva correre per stare al passo con lei facendo strada. Continuò dicendo “ balano mi ha chiesto d'uscire perché diceva che ho un bel culo, ce l'ho no?” disse girandosi a controllare, come se le sue terga fossero cambiate nelle ultime due ore e continuando “ E poi niente siamo andati al pattinodromo e siamo diventati scopamici” . Lui stava a Milano e veniva nella piccola provincia italiana di Kittesenkula solo di tanto in tanto. La storia finì a Natale, come in un libro scritto male, con lui che va a festeggiare in Natale a Roma senza passare per Kittesenkula. Lui l'aveva sfruttata e buttata via come un tampax usato, lei glielo aveva detto e lui non l'aveva contraddetta. Il cuore di Sfigato stava battendo all'impazzata per la corsa, per il nervosismo, e non aveva ancora capito se avrebbe fatto sesso con lei oppure no, l'astinenza come una carogna lo stava divorando dall'interno, doveva rispondere in modo appropriato in modo da far colpo, ma non aveva parole, quello che lei stava dicendo sconvolgeva i suoi valori di classico tradizionalismo cattolico, era uno di quelli che credono ma non vanno in chiesa, i peggiori, e non aveva idea di come riuscire a dire qualcosa d'intelligente. Arrivarono alle porte di un parco che non conosceva, era buio e la strada era mal illuminata, faceva freddo e adesso sfigato il sangue gli si stava gelando nelle vene, le sue parole iniziavano a sembrare il belato di un agnellino, lei gli raccontava del suo ex che tutti conoscevano come quello che aveva attaccato una presa multipla cinque computer, ed era riuscito a far saltare l'impianto elettrico di una sala computer in manutenzione. Lui rise e lei gli rispose “Hai paura vero? È un luogo che non conosci sono una persona che non conosci e che ti stà sorprendendo, i tuoi valori crollano come il tuo cinismo dietro il quale nascondi delle abissali carenze di affetto”.A questo punto Sfigato era raggelato, abbassò lo guardo e con voce flebile disse semplicemente “ Ma come hai fatto a capirlo?”. Psyco ripeté la storia dei suoi scopamici più e più volte, e non la diede mai a Sfigato che aveva incontrato una donna che c'aveva messo mezz'ora a capire chi era a buttarlo via proprio perché aveva capito chi era.

A perenne ricordo di Jack London ricordiamo che lui difendeva la sua scrittura dicendo che nella vita degli uomini che fanno lavori di fatica, la vita a questi si presenta come un imbuto, che sulla sommità vedi gli uomini giovani che riescono a tenere il ritmo dei lavori pesanti, e poi anno dopo anno scendono verso il bordo dell'imbuto e guardano chi c'è di sotto, quelli che il lavoro li ha consumati e non riescono più ad andare avanti, così nella vita, secondo il grande scrittore, bisogna lavorare d'ingegno per cercare di salvarsi in modo da avere un salvagente o un paracadute che protegga dall'inevitabile caduta del tempo. Dopo questo racconto mi verrebbe d'aggiungere che anche nella via, gli eventi che ci plasmano, dovrebbero essere per lo più mirati a migliorarci e a non renderci schiavi delle paure e nevrosi, che portano al buio , alla paura e all'inevitabile caduta senza sconti.

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Mia #moglie nella #nebbia / Meine #Frau im #Nebel / My #wife in the #fog
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Le Alpi Apuane innevate viste da Terenzano (Fivizzano)
#igersmassacarrara #volgomassacarrara #provinciadimassacarrara #lunigiana #alpiapuane #toscana #italia #montagne #pisanino #pizzoduccello #montesagro #neve #nebbia #inverno #snow #winter #fog (presso Pizzo D’uccello - Alpi Apuane)
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“Local fog in Venice has a name: nebbia. It obliterates all reflections … and everything that has a shape: buildings, people, colonnades, bridges, statues. Boat services are canceled, airplanes neither arrive, nor take off for weeks, stores are closed and mail ceases to litter one’s threshold. The effect is as though some raw hand had turned all those enfilades inside out and wrapped the lining around the city… the fog is thick, blinding, and immobile.” ~ Joseph Brodsky @sweet-harmony

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Nebbia

che si alza sopra i tetti.

La mattina sembran tutti pazzi.

Ed io,

fisso ad uno ad uno

inutili passanti.

Il freddo non lascia scampo,

il traffico divora il tempo,

per salvarmi

mi copro con il ricordo del tuo corpo…

così caldo.

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La Notte di Natale


Prima parte, La Notte di Halloween.

Ho fame. Ho le dita congelate. E questa dannata serratura si è bloccata.Si sta facendo buio ed è saltata la luce. Mi guardo intorno per cercare qualcosa in camera mia che possa aiutarmi. Mannaggia tutto.Prendo il cacciavite dal cassetto della scrivania e inizio a smontare la serratura. Sono entrata qui per incartare un po’ di regali di nascosto. Tra poco sarà…


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Questa è la prima serata di nebbia, nebbia di Lomellina, come sempre annidata tra le case, nei cortili e nelle coorti, che sfuma attorno ai lampioni, ovatta il rumore dei miei passi sulla stradina di casa, che profuma di nebbia e della prima legna arsa nei camini attorno a me. Nebbia da respirare a pieni polmoni, carica di ricordi. Una dolce cappa, un flebile velo questa sera, quasi timida. Torna un'atmosfera che sa di antico, di castagne sui fornelli di una vecchia cucina economica, quella che cuoce e scalda, quella col fornello ad anelli, con una teiera sempre pronta, con un vecchio scaldino, quella dei bisnonni. Torna dal profondo il mio amore per la nebbia misteriosa, intima, a contatto con le mie gote intirizzite, con il suo carico di umidità. Un'altra sera di rumori tenui, sfumati, lontani. Di ombre ad ogni lampione, di stradine buie, di lontani latrati. Tutte le case anno un filtro giallo che le uniforma, le vecchie e le nuove, le case di ringhiera, le villette a schiera, i bassi condomini, i cortili. Mi fermo ad osservare un piccolo cane randagio annusare angoli di strada e basi di lampioni, con le zampettine trafelate da un lato all'altro di un viottolo che porta alla campagna. E le baruffe di due gatti che disputano per il cibo o per una gatta sul tetto di un fienile. A quest'ora l'umanità è in casa e si prepara per il riposo, madri che puliscono piatti o pargoli, padri che aiutano nell'ultimo esercizio di matematica un figlio prima dell'orazione serale. Io a passeggio in paese con la mia pipa e mille pensieri. Pensieri che svaniscono come le volute di fumo nell'aria fredda. Fumo che si mischia alla nebbia e che per questo persiste più a lungo. Il rosso della cenere nel camino della mia pipa rassicura, scalda cuore e mani: finalmente tepore al termine di una giornata fredda, non per clima ma per tensione. E ora tutto si scioglie. Fra un'ora rientrerò infreddolito ma più sereno, ritemprato da questi pensieri e dalla scighera che, fin da piccolo, mi ha accompagnato in lunghi e freddi inverni milanesi.

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25 dicembre - Nebbia, neve e fango su una strada che ho percorso mille e mille volte. Sentiero, tratturo e adesso pista ciclabile che collega l'Italia alla Svizzera, per me la via che da casa porta ai campi coltivati da molteplici generazioni di miei concittadini.

Questo è il luogo della pace, dell'aria umida e del profumo di foglie, dove si vedono le stelle e dove si sentono i richiami di gufi e allocchi, dove le impronte umane incrociano quelle di volpi, cervi e caprioli.

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