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In an interview with inc.com, David Karp (Tumblr's founder) admitted, "Being on computers all the time makes me feel gross."

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#sharon carter

Written for @tonystarkbingo

Title: Apollo’s Gift
Collaborator: camichats
Card Number: 4049
Link: On AO3
Square Filled: R3-Fortune Telling
Main Pairing: Sharon Carter/Tony Stark
Rating: Teen
Major Tags/Warnings/Triggers: None
Summary: Sharon didn’t tell anyone about her visions, mostly because she never knew when she’d get one. She’d done pretty well ignoring them for her entire life, but when she gets one of Tony dying, she decides that ignoring it isn’t an option. 
Word Count: 2,293

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Sacrifice, Chapter 11

PAIRING: Wanda Maximoff & James Bucky Barnes

Quella sala d'aspetto la sapeva a memoria, anche il minimo dettaglio. Erano passati cinque anni da quando mise piede qui per la prima volta e tranne per il colore delle pareti, tutto è rimasto uguale. Persino i manifesti pubblicitari per offrire a chiunque una visita dall'otorino gratuita.

“Hai fatto colazione?"chiese sua mamma che l'accompagnava.

"Si, mamma non cercare di ripetermi sempre le solite cose”

Sua madre non le rispose, fece solo un sospiro abbastanza profondo, segno che neanche lei, così come Wanda, non aveva voglia di discutere. Niente sarebbe servito per fare in modo che Wanda non avrebbe avuto l'ennesimo richiamo da parte del suo medico curante, questo lo sapeva. Ma lei non ci pensava più di tanto, anzi non voleva pensarci.

La sua vita, da quando è stata infestata da questo mostro, perché così che le piaceva chiamarlo, era perfetta. Passava ogni giorno nella sala prove della sua scuola di danza, danzava, ruotava e faceva cosi tante belle cose che avrebbe stregato tutti. Quando arrivò il mese di marzo, nella sua scuola delle medie c'era la serata dei talenti. Lei si era iscritta solamente al primo anno e in quella stessa occasione aveva scritto una canzone, non era un granché ma quella le era servita per potersi guadagnare un bel terzo posto mentre sua mamma e suo papà le fecero un bel applauso.

Ma non fu l'unico, anche due mesi dopo, durante il saggio di fine anno della sua scuola di danza, vide i suoi genitori orgogliosi di lei e della bella performance che aveva fatto.Però ora, quella scena era solo una delle tante che si ripeteva nei suoi sogni e che non si sarebbe mai realizzata di nuovo. Suo padre appena scoprì la sua malattia se ne andò di casa e non tornò più e sua madre si arrese. Certo, per lei era difficile mantenere due figli senza aver mai fatto un lavoro prima e affidandosi solo a quella persona che poteva permetterti tutta la stabilità e l'amore del mondo.

Fu quando incontrò Clint che la vita di sua mamma cambiò e forse con quella anche la sua. Lui le propose di continuare i suoi studi a casa, essendo i primi anni di manifestazione della malattia, era molto difficile per Wanda doversi spostare. Forse deve tanto a Clint, ma non riusciva ancora ad ammetterlo. Forse era anche invidiosa di sua madre, circondata dall'amore di un uomo e lei sperava anche che questo male potesse andare via al più presto.

Dopo due anni di studio in casa, iniziò il liceo.

E per quattro anni andò tutto per il meglio, fin quando all'inizio del suo ultimo anno si sentì di nuovo male. Come ogni mattina era solita svegliarsi, ma proprio quel giorno non riuscì ad alzarsi dal letto, con la schiena bloccata, con le gambe completamente addormentate e con la testa che le girava come una giostra. Medici, infermieri e paramedici le invasero la stanza nel giro di dieci minuti e subito dopo il buio avvolse tutto il resto.

Si svegliò in una stanza di ospedale con sua madre al suo fianco che dormiva su una sedia di plastica, collegata ad una flebo che le consentiva di ricevere le stesse energie che avrebbe assunto se avesse mangiato. Ma da quel momento Wanda non aveva fatto più nulla. Continuava con la sua vita, questo era certo ma aveva imparato a convivere con la sua malattia nel modo più negativo che ci fosse. Detestandola da un lato e dall'altro vedendo che quella era l'unica soluzione per poterle permettere di stare bene solo andandosene via per sempre.

“Signorina Maximoff…"la voce del suo medico curante, il signor Strange la distrasse dal suo cumulo di pensieri e girò la testa verso sinistra dove lo vide poggiato sullo stipite della porta.

Fece un respiro profondo e si alzò dalla sedia nella sala d'aspetto, andò verso di lui che chiuse la porta e la fece sedere sul lettino con le mani che stringevano il cellulare.

"Allora…come va?”

“Come può andare secondo lei?"chiese schietta e subito il signor Strange fece un sorriso di chi la sapeva lunga.

"Tua madre mi ha detto cosa è successo questo fine settimana…”

“Beh, mia madre crede che possa fare qualsiasi cosa per potermi aiutare con la mia malattia, ma non è così…”

“Si, sua madre crede quello ma non esiste che lei non collabori…”

“Senta, dottor Strange lo so. Lo so che non sono il massimo e che non faccio nulla ma non provi a mettersi nei miei panni, lei non sa come sto…”

“Certo che lo so. So che se continuerà a non mangiare resterà per sempre paralizzata e non ci sarà nessun modo per poterla salvare. Non posso aiutarla se lei non si fa aiutare…"disse lui con un leggero fastidio nella voce.

Wanda sapeva delle conseguenze, sapeva che se non avrebbe fatto nulla sarebbe andata a finire male ma lei voleva che finisse cosi.

"E se…se quello che voglio io sarebbe quello che voi tutti temete di più?”

“Intende la morte?"chiese lui di getto e lei ebbe il coraggio di annuire.

"Non sono uno psicologo, ma so bene che quello che lei ha, è quello che lei non ha mai voluto. Ha rovinato i suoi piani, ha rovinato quelli che sono gli anni più belli della sua vita, lo so. Ma lei cerchi di viverli come ha sempre voluto…non so, non ha qualcuno per cui vorrebbe vivere?”

Non ha qualcuno per cui vorrebbe vivere?

Wanda non aveva nessuno, tranne la sua famiglia.

“E loro? E James?"si chiese nella sua testa.

Certo non sapevano ancora cosa lei era costretta a passare ogni santo giorno, dalla mattina alla sera ma lì vedeva come una ragione in più per poter continuare, anche solo per poco, a vivere.

"Si…"disse e il suo cellulare vibrò fra le sue mani, segno che era arrivato un nuovo messaggio.

"Bene, allora lo faccia per loro. Si sforzi e vedrà che alla fine sarà felice anche lei…”

Lei annuì e lui iniziò a muoversi prendendo dei guanti in lattice e una siringa, la procedura era sempre la stessa. Un prelievo del sangue e check up generale e solo dopo due minuti si staccò da lei.

“La circolazione del sangue è buona, ma non troppo. È quella che serve a te, se non c'è finirai per restare ferma a letto anche per più di un giorno, e per questo che ti somministro ulteriori antidolorifici e dei medicinali che stimoleranno la tua fame e regoleranno la circolazione del sangue ma non fare lo stesso troppi sforzi. Per il resto, già conosci le regole e sai cosa fare…"disse lui e lei scese dal lettino e sistemando la manica del suo maglione, per coprire il cerotto che copriva l'ovatta.

Prese la ricetta che il dottor Strange le consegnò e con il suo cellulare si diresse alla porta ma la voce del suo medico curante la fermò di nuovo.

"Signorina Maximoff…"disse di nuovo lui e lei si girò.

"Mi dica”

“Pensi a quello che le ho detto. Non si faccia scoraggiare e lo faccia per loro…"disse lui ribadendo il discorso che aveva già detto prima.

Lei guardò in basso, verso le sue scarpe e poi si soffermò sul suo cellulare che stavolta sì illuminò, rivelando un secondo messaggio.

Capitano Barnes 🏀

2 messaggi

"Va bene…lo farò, grazie"disse lei con un sorriso sincero e uscendo da quella stanza per la prima volta un po’ sollevata.

"Farmaci che stimoleranno la tua fame? Siamo sicuri che mangerai?”

“Mamma!”

“Va bene, va bene la smetto. Mi fido di te e spero che questa volta andrà bene"disse sua madre mentre teneva gli occhi fissi sulla strada e la mano destra sul cambio marce.

Wanda aveva la testa rivolta verso il finestrino e appena sua madre si zittì la guardò.

"Scusami per ieri sera, non volevo sembrare acida…”

“Wanda, tesoro, non preoccuparti. Capisco come ti senti, ma io sarò sempre con te”

“Lo so, ma è brutto litigare con te mamma…”

“Anche se litigheremo mille volte io ti vorrò bene altre diecimila, centomila, cinquecento mila, un milione di volte in più okay? Tu sei la cosa più cara che ho, capito amore della mamma?"disse lei mentre prendeva la sua mano e le baciava il dorso.

"Si, lo so ma amore della mamma glielo dici a Pietro”

“Va bene se ti chiamo acida come un limone?"chiese lei e Wanda rise.

"Dalla tua risata mi sa di sì, acceleriamo sennò trovo la folla al Walmart”

Le bastò proseguire per un bel tratto e poi girò verso destra in un grande parcheggio. Le due entrarono e iniziarono a girare per i vari scaffali, prendendo roba che sarebbe servita per la cena di questa sera e per i prossimi giorni.

“Hai preso tutto tu?"chiese sua madre e lei aprì la sezione delle note del suo cellulare, dove aveva segnato una piccola lista della spesa.

"Manca solo il burro d'arachidi per Pietro. Vado a prenderlo"disse lei e subito si diresse alla corsia dove si trovava il burro d'arachidi.

Ma ancora una volta il suono della notifica di un messaggio la distrasse. Decise di aprire il messaggio e di rispondere.

Capitano Barnes 🏀

Come mai non sei qui?

Il professor Stark ha chiesto di te…tranquilla, gli ho risposto io.

Almeno dammi un cenno, ci sei?

Wan🌸

Grazie…giornata impegnativa,ricordi?

Capitano Barnes 🏀

Vero…scusa me ne sono dimenticato.

Lei sorrise ancora aggraziata del gesto che il ragazzo dietro lo schermo aveva fatto per lei. Si avvicinò allo scaffale prestabilito e si accorse che il burro di arachidi era messo troppo in alto. Si allungò ma purtroppo era troppo alto e troppo difficile doverlo prendere. Non doveva fare troppi sforzi e per quando la soluzione migliore fosse quella di dover richiamare sua madre, lei testarda provò una seconda volta a prenderlo da sola. Saltò anche, fin quando una mano prese lo stesso barattolo che aveva fra le mani e lo abbassò alla sua altezza cosicché lei potesse prenderlo facilmente.

Era una mano davvero curata, di una carnagione molto chiara e con delle unghie dipinte di un color nude e con due anelli alle dita.

"Grazie…"disse Wanda appena si rese conto che stava fissando da troppo tempo il barattolo.

"Tranquilla tesoro, ero qui per prenderlo visto che mio marito è preso da altro…"disse lei facendo un cenno verso un uomo alto e con i capelli grigi che era a telefono e che era alla fine del reparto.

"Beh, credo lo sappia meglio di me…voglio dire sono uomini”

“Oh cara, hai proprio ragione!”

“Grazie ancora"disse Wanda alzando il barattolo e la signora dai capelli neri e occhi azzurri le sorrise.

Sorriso che Wanda ricambiò e che rimase fisso sul suo viso per l'ennesimo messaggio da parte di James. Questa giornata era iniziata decisamente col piede giusto.

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Originally posted by darthvadear

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An influential person will inspire a lot when they’re gone. Everybody wants to be remembered, but few stop to wonder how their legacy will be taken up by those who come after us. Some may wonder how Peggy herself would feel about the Legacy of Agent Carter. She would definitely be prouder of some taking up her mantle than of others.

SHIELD is not merely the work of one woman, it is certainly not the culmination of one vision. A lot of the work of a spy is utilitarian, the ends will justify the means, or the mission has failed. SHIELD is on the back foot now, if they exist at all. The world has certainly changed, and not for the better. But after HYDRA dealt a blow to SHIELD’s credibility that seemed as if there would be no recovery, perhaps an extreme threat is exactly what’s needed to try to gain a little trust back.

Rachel McAdams is Sharon Carter
Clark Gregg is Phil Coulson [TAKEN]
Samuel L Jackson is  Nick Fury Jr.
Stephanie Beatriz is Maria Hill
Chloe Bennet is Daisy Johnson
Ming-Na Wen is Melinda May [TAKEN]

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marvelzombiesrp
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Written for @tonystarkbingo

Title: Childhood Sweethearts
Collaborator: camichats
Card Number: 4049
Link: On AO3
Square Filled: T4-Magical Mishaps
Main Pairing: Sharon Carter/Tony Stark
Rating: Gen
Major Tags/Warnings/Triggers: None
Summary: "Exactly what does de-aged mean?“ Sharon asked.
"Adult Tony got shrunk down to being six.”
“Why are you calling me? Jim would probably be more help; he’s good with kids.”
“You and Tony knew each other since you were born, didn’t you?” Natasha asked.
Sharon regretted the day she ever shared that detail. 
Word Count: 1,001

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Sacrifice, Chapter 10

PAIRING: Wanda Maximoff & James Bucky Barnes

Il tintinnio delle notifiche del suo cellulare lo svegliò dal sonno, aprì le palpebre e si accorse che la sera era appena calata, il suo braccio era attorno ad uno dei cuscini che aveva a capo del letto ed era avvolto da una coperta. Sicuramente sarà stata opera di sua madre. Sorrise al pensiero e si girò a pancia in su prendendo il suo cellulare da sopra il comodino.


Revengers, 34 messaggi

Natty 🍒

Sam, Steve sto cercando di studiare e voi due non mi aiutate…

Reve Stogers 🧢

Andiamo Sam, in quella foto sembri davvero un falco…

Capitano Barnes 🏀

Cosa è successo? Da quando Sam è diventato un falco?

Natty 🍒

Oh, ma buongiorno Bucky…🤦‍♀️

Reve Stogers 🧢

Da quando usa i tappeti giganti per poter fare un canestro..

Capitano Barnes 🏀

Povero, mi dispiace un sacco…dopotutto non tutti sono alti come noi,vero Steve?

Sam Falcon Wilson 🦅

Aspetta che arrivi domani Barnes e lo giuro diventerai l'ottavo nano di Biancaneve

Capitano Barnes 🏀

Con te, arriveremo a nove…non ti facevo così stupido tanto da non saper contare.

Natty🍒

Perché siete così cretini?🤦‍♀️


Rise leggermente all'affermazione di Natasha e vedendo che nessuno dei suoi amici continuava a mandare messaggi spense il telefono e si sistemò mettendo la schiena contro la spalliera del suo letto. Passò una mano sul viso e fece un respiro profondo chiudendo gli occhi. E subito la scena di poche ore prima si mostrò dinanzi a sé.

Poteva aspettarselo, dopotutto suo padre non è mai in casa e questo era uno dei rischi che poteva permettersi di correre. E l'ha fatto meravigliosamente. Non si era ancora alzato dal letto, si tolse solo le coperte di dosso e restò seduto lì ancora per due minuti, fin quando la porta di camera sua si aprì rivelando la figura di sua madre.

“Ehi…ti sei svegliato, ero convinta che fossi andato in coma farmacologico"disse sua madre sedendosi ai piedi del letto.

"Sai, svegliarsi ogni giorno alle 6:30 del mattino non giova molto al mio sonno”

“Lo so bene, ma non pensavo che dormissi così tanto”

“Avevo bisogno di spaziare un po’ con la mente…”

“Problemi a scuola?”

“Nulla di cui ti dovresti preoccupare"disse lui rassicurando sua madre.

Anche se sua madre era la prima che si sarebbe dovuta preoccupare, ma non per il rendimento scolastico di suo figlio quanto per il suo matrimonio che stava per andare in fumo.

"Va bene…la cena è quasi pronta, ti aspetto giù insieme a Rebecca”

“Okay…papà è ancora nel suo ufficio?"chiese lui prima che sua madre uscisse dalla sua stanza.

"Si, sperando che esca per l'ora di cena"disse lei come risposta e chiudendo la porta.

"Sempre se non ha altro da fare…"disse lui appena la porta fu chiusa.

Si alzò definitivamente dal letto e si cambiò, si tolse i jeans e rimise il pantalone della tuta che lui usava come pigiama e la stessa cosa la fece con la maglia. Li mise piegati sulla sedia e aprì la porta di camera sua scendendo le scale, pronto per un'altra noiosa cena di famiglia.

In casa Maximoff, invece…

"Pietro! Quante volte ti ho detto che devi bussare invece di entrare in camera mia di soppiatto!"disse lei sistemando il suo mobile nel bagno in camera sua.

"Ho bussato, sei tu che sei sorda!”

“Oh ma grazie Pietro! Però io non ho sentito nessuno bussare”

“Ti volevo solo avvisare che la cena è pronta e la mamma ti vuole a tavola, devi almeno mangiare qualcosa se non vuoi che il dottor Strange ti richiami per l'ennesima volta…”

“Okay, ho afferrato il concetto. Dille che scendo fra 5 minuti”

Appena gli arrivò la riposta, il piccoletto di casa uscì dalla sua camera e lei poté finalmente uscire dal suo bagno. Aveva indosso solo una maglia vecchia e larghissima che le arrivava alle gambe. Era pronta per andare a letto ma, come sempre, i suoi piani sono stati rovinati.

Prese dal mobile a cassettoni un pantaloncino e se lo mise, si avvicinò poi alla sedia e prese da sopra di essa il suo zaino. Nella tasca piccola prese il caricatore del cellulare e lo mise in carica poggiandolo sul comodino al lato del letto.

Si diresse alla porta, spense la luce e la chiuse scendendo poi le scale.

“Pensavo non cenassi"disse sua madre.

"Beh, anche io…ma non voglio che il dottor Strange mi faccia la solita ramanzina”

“Non serve che ti riempi di cibo la sera prima di un controllo, solo per sperare che non ti dica nulla. Avresti dovuto mangiare prima e non c'era bisogno che te lo ricordassi io…”

“Mamma chi è la malata fra le due? Io o te?"disse lei tagliente e troppo stanca delle mille parole inutili della madre.

"Bene, constatando la tua risposta silenziosa allora ho ragione io"concluse lei

Da quel momento la cena proseguì in silenzio, tranne per il vociare della tv nel grande salotto di casa sua ma fu interrotto dalla voce di Clint che riuscì a rianimare la situazione.

"La professoressa Van Dyne non ti ha visto oggi. Mi ha riferito di dirtelo…”

“Da quando hai detto a tutti che sono tua figlia?"chiese lei mettendo l'ultima parola nelle virgolette.

"Sa che ti conosco, non ho mai detto niente a nessuno”

A quella affermazione lei alzò le sopracciglia un po’ troppo dubbiosa ma decise comunque di rispondere.

“Non ho saltato la lezione perché ho voluto, ma è capitato e non è stata colpa mia…”

“E di chi?”

“Sharon Carter”

“Sharon? La fidanzata di Barnes? Il capo delle cheerleader?"chiese scioccato Clint.

"Ex…e si, è lei”

“Cosa è successo?"chiese sua madre dopo che avevano finito di discutere.

"Nulla di troppo eclatante…sai come funziona, no? Quando sei un po’ sulle tue, tutti quelli che si credono di essere Dio ti additano come quella sbagliata oppure ti fanno fuori da subito. Mi ha solo detto alcune parole che io non sono riuscita a contraddire, mi hanno fatto male e sono scappata durante l'intervallo e sono stata fuori un'ora intera…”

“Poi come è andata a finire?"continuò a chiedere sua madre.

E lei si bloccò, non sapeva se dirgli o meno di James e di come l'ha salvata dal suo crollo momentaneo. Ma forse, dopotutto, l'aveva solo aiutata. Non c'era nulla di male nel dire loro che cosa era successo poi.

"James mi ha cercata e mi ha salvata, sono stata bene e…"non sapeva come concludere, sapendo che quello che aveva detto le era uscito dalla bocca di scatto.

"Oh, che gesto nobile da parte sua"disse Clint mentre sua madre era silenziosa ma sapeva di averla scioccata con la sua affermazione.

"Bene…io credo di aver finito, mangio una mela di sopra,okay?"disse lei mentre poggiava il suo piatto sporco sul lavandino della cucina.

La castana si allontanò andando verso le scale e subito sua madre rivolse uno sguardo a Clint.

"Cosa c'è?"chiese lui.

"Cosa intendeva con salvata?”

“Non so dirtelo, perché me lo chiedi?”

“Perché parlava di James con un leggero entusiamo…”

“Diciamo che stai esagerando, non ne ha parlato con leggero entusiasmo. Secondo me era solo felice di poter ricordare quel che è successo stamani”

“Mh…"disse sua madre alzandosi da tavola.

"Magda…"disse lui avvicinandosi a lei che era poggiata al marmo della cucina.

”…so che sei preoccupata per tua figlia, quello che ha è davvero brutto. Ma ti assicuro che è davvero brava, sa gestirsi da sola, non che non abbia più bisogno di te ma lei ha imparato a conviverci. Devi farlo pure tu"

“Vedi, posso sembrare forte quanto voglia ma tutti i miei sforzi sembra che servano solo per farla allontanare ancor di più da me…”

“Ma no, no, non è cosi! Lei lo apprezza e ti ringrazierà a vita per questo! Tu solo lasciala pensare di poter vivere, anche se solo per poco, la normale vita di una diciassettenne, okay? Non farlo per me, non farlo per te ma fallo per lei"disse lui e subito dopo l'avvolse in un caloroso abbraccio.

Chiuse la porta di camera sua e si appoggiò con le spalle facendo un respiro profondo.  Non le piaceva discutere con sua madre e quando capitava non sapeva mai come risolvere la situazione. Perché sapeva che sarebbe stato difficile. Non smettere di esserle indifferente ma evitare che nascesse qualcos'altro che le vedeva litigare.

Lei lo sapeva, sapeva che tutto quello che sua madre faceva era per lei. Ma sua madre non si accorgeva delle reali esigenze di lei, una normale ragazza di diciassette anni che non ha voluto tutto questo.

Aprì gli occhi e si passò una mano su di essi, pensando che quel solo ed unico tocco potesse fermare il suo istinto di scoppiare a piangere. Cosi, da un momento all'altro, senza una reale motivazione. Anche se in fondo c'era.

Si sedette sulla sedia vicino alla scrivania, dove lentamente iniziò a mangiare la sua mela che aveva preso prima a cena. Una volta finita, buttò il restante nel cestino al di sotto della scrivania e si diresse in bagno. Accese la luce e aprì il rubinetto, si sciacquò la faccia e poi lavò i denti. Aprì il suo cassetto e prese la spazzola, si sciolse i capelli che erano raccolti in una coda disordinata e iniziò a pettinarsi facendo una treccia di lato. Rimise tutto apposto e uscì dal bagno spegnendo la luce. Prese il suo libro dalla sua mensola e lo poggiò sul letto, le mancavano poche pagine alla fine e poi avrebbe iniziato un'altro.

Prese il telecomando per regolare le luci attorno al suo letto e le spense definitivamente, accedendo solo la lampada da lettura sul suo comodino dove c'era ancora il suo telefono a caricare. Si mise sotto le coperte e iniziò a leggere quelle poche ed ultime pagine per poter arrivare alla fine. Ma fu  proprio il suono della notifica del suo cellulare a distrarla.

Capitano Barnes 🏀

Ehi, ladra di libri non mi ha fatto sapere più nulla…come va,tutto okay?

Lesse per tre volte lo stesso messaggio e solo la quarta volta riuscì a sbloccare il telefono e aprire WhatsApp per poterlo rispondere.

"Respira Wanda, è solo un messaggio…"si disse da sola nella sua mente.

Wan🌸

Oh, scusa James…davvero mi si è tolto dalla testa.

Capitano Barnes 🏀

Tranquilla, ti chiedo scusa anch'io.

Ho dormito per tutto il pomeriggio e mi sono svegliato solo all'ora di cena…

Wan🌸

Direi che sei stato molto produttivo…

Capitano Barnes 🏀

Diciamo che gestire la mia vita è parecchio faticoso

Wan🌸

Beh, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, giusto?

Capitano Barnes 🏀

Giustissimo.

Allora facciamo domani? Stessa ora, stesso posto? 

Wan🌸

Quanto vorrei dirti di si..ma la mia giornata domani è piena. E mercoledì pomeriggio dovrei incontrarmi con Natasha.

Capitano Barnes 🏀

Beh, allora facciamo come la settimana scorsa di giovedì.

Wan🌸

Sei sicuro? Non farai tardi con gli allenamenti?

Capitano Barnes 🏀

Tranquilla, me la so gestire

Wan 🌸

Bene, allora mi fido di te…

Ci vediamo giovedì, allora?

Capitano Barnes 🏀

Fidati, non ti lascerò un minuto da sola.

Approvato giovedì, buonanotte Wan.

Wan🌸

Beh, grazie…notte anche a te James.

Non ti lascerò un minuto sola.

Furono queste le parole che la tennero sveglia per quasi due ore e che le giravano dentro la testa. E se fossero state le stesse parole che lui le avrebbe ripetuto allo sfinimento? Fino a convincerla che tutto sarebbe andato per il meglio?

Non riuscì a rispondere a questa domanda, già nelle braccia di Morfeo con due occhi azzurri che le infestavano i sogni.

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“You know, all three of us have been able to start over, at one point or another. The circumstances have been different… but there’s one thing that’s the same. None of us did it on our own.”

Sharon Carter is underwritten and it’s god damn criminal. I pray to whatever MCU god (okay so that’s Kevin) that she actually gets to show personality and badassery. Like my shield ladies deserve better. Also she deserves the iconic white suit with wildly impractical shoulder cut outs which make no tactical sense. It’s not all about the damn boys and their guns.  Like it’s all blah blah blah about Bird 2 and frosty freeze. Give me Sharon with something meaty.

nerd-most-likely
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Sacrifice, Chapter 9

PAIRING: Wanda Maximoff & James Bucky Barnes

“Quindi quello che hai perso è solo uno dei millemila libri che hai letto?”

“Beh si…non è come un grande classico, tipo il ritratto di Dorian Gray, ma si può considerare come un vero e proprio bestseller”

“Sento puzza della professoressa Potts"disse lui e lei rise.

"Guarda che non è colpa sua, da quando sono piccola leggo molto. Ho iniziato con le avventure dei Dei Norreni, Thor, Odino e quella roba cosi e poi man mano sono passata ai grandi classici…non sono mica mio fratello”

“Lui è più grande?”

“No, è più piccolo ed è completamente immerso con la testa nei videogiochi”

Erano passati solo venti minuti da quando la campanella di fine lezioni era suonata e tutti gli studenti erano usciti per poter tornare a casa. Wanda e James stavano percorrendo insieme il percorso per tornare a casa e stavano ammazzando il tempo conoscendosi di più, cosa che lei stava apprezzando. Era la sua occasione per conoscerlo meglio.

“Come ti capisco, anche se la mia non è immersa completamente con la testa nei videogiochi”

“Hai una sorellina?"chiese lei con un leggero entusiamo.

"Si…e a volte giocare con lei e i suoi mille accessori di Barbie può essere una distrazione”

“Almeno hai il vantaggio che lei ti chiede di giocare con te, se chiedo a mio fratello di giocare mi liquida subito”

“Si, hai ragione, ho il vantaggio che me lo chiede ma dopo mi ritrovo la stanza piena di  vestiti e scarpe rosa. Ed io, purtroppo, sono costretto a riportargliele indietro…vuole che il loro armadio sia perfetto”

“Beata lei, mi ricordo che quando ci giocavo io non avevo la minima idea di dove andavano a finire, le portavo da una parte all'altra della casa e spesso perdevo pezzi durante il tragitto. Poi vedendo che non riuscivo a tenerle perfette, mia madre iniziò a comprarmi quelle di pezza,che ora saranno piene di polvere su quella mensola”

“Una ragazza dai gusti molto semplici"disse lui.

"Si, non sono mai stata una tipa appariscente, suonavo la chitarra ma facevo anche danza però le cose sono cambiate…”

“E cosa è successo?"chiese lui.

E a quella domanda lei rimase interdetta. Non poteva certamente dirgli tutto, ora che si stavano conoscendo e poi cosa sarebbe successo se gliel'avrebbe detto? Ci avrebbe creduto? Sarebbe rimasto scioccato? L'avrebbe aiutata? Che cosa avrebbe pensato di lei? Non sapeva cosa fare, certamente quello che gli stava per dire era solo una piccola barriera che divideva la finzione da quella che era la realtà vera e propria. E cosa sarebbe successo se quella barriera si fosse rotta?

"Beh…quando hai i due pali più importanti della tua vita, ovvero i tuoi genitori, che non si amano più e ovvio che poi, di conseguenza, non riesci più a fare nulla e…ti cadono le braccia, non sai quello che devi fare e ti senti morire”

“Mi dispiace, non volevo procurarti un tuffo doloroso nel passato…”

“Tranquillo, ormai crescendo impari a farci l'abitudine e non riesci neanche più a coglierne la differenza"disse lei facendo un respiro profondo e allargando le braccia ma un mucchio di fogli cadde sul marciapiede.

La stessa scena di questa mattina con Natasha si stava ripetendo, in quello stesso istante però c'era James che non perse un secondo a raccoglierli tutti. Lei provo ad abbassarsi ma il dolore alla schiena la fermò.

"Non ho fatto nessun tipo di sforzo che potesse permettermi di avere un mal di schiena del genere,quindi per favore che ne dici se te ne vai e mi lasci in pace?"chiese lei, nella sua mente, rivolgendosi al suo caro e unico amico tumore.

"Scusami, ero…ero distratta”

“Tranquilla, va tutto bene…credo che ne usufruirò molto spesso"disse lui riferendosi agli schemi lavorati della professoressa di storia che Wanda aveva preparato.

"Vuoi che ti ricambi il favore? Non ti basta pensare di aiutare il signor Lang con chissà quale idea malsana?”

“No, no ma ci studierei volentieri…e poi gli sto dando solo una mano”

“Chissà come…beh, io dovrei essere arrivata"disse lei indicando una casa sulla destra.

"Oh, si…ehm, ci vediamo in giro?"chiese lui e lei annuì.

Iniziarono a prendere due strade diverse, lei verso il portico di casa sua e lui proseguendo dritto verso casa. Ma in quello stesso istante c'era qualcosa che Wanda non aveva ancora fatto. Prima ancora di mettere la chiave nella toppa e girarla, si voltò e vide il castano proseguire il suo cammino e presa da una felicità improvvisa scese di nuovo le scale e si trovò di nuovo sul marciapiede.

"James…"lo chiamò e lui si girò subito percorrendo quella poca distanza che lo divideva da lei.

"Hai ancora bisogno di qualcosa?”

“Oh! Ma che carino!"pensò lei ma subito tornò con i pensieri su quello che gli voleva dire.

"Io…io volevo solo dirti grazie…per questa mattina intendo"disse lei e gli occhi di James si spalancarono.

"Si, lo so forse…non sono una tipa a cui escono facilmente dalla bocca parole di questo tipo ma stavolta è perché lo sento davvero"disse lei abbassando la testa.

"Non c'è di che Wanda…mi sono davvero preoccupato per te”

“Ti ringrazio, sul serio…"disse lei alzando definitivamente lo sguardo dalle scarpe.

"Per quanto riguarda le tue ripetizioni? Ecco non ci siamo visti da giovedì scorso…”

“Oh, beh…questa settimana ho alcuni impegni e non credo che..”

“Potresti darmi il tuo numero di telefono, cosicché puoi informarmi e dirmi quando sei libera…"le propose lui.

Non aspettò risposta da parte della castana che subito James tirò da fuori la tasca destra del suo jeans il suo cellulare.

"Tieni…”

“Beh, se proprio dobbiamo fare le cose per bene…"disse lei iniziando a prendere il suo cellulare nella sua tracolla.

Se li scambiarono ed entrambi segnarono il loro numero sul telefono dell'altro.

"Mi scrivi tu?”

“Si, ti farò sapere io…”

E ognuno prese la sua strada, Wanda salì una seconda volta le scale del portico e infilò le chiavi nella toppa entrando finalmente in casa dove regnava un buon profumo di pasta.

“Ehi…sei tornata, non ti avevo sentito"disse sua madre appena la vide apparire sulla soglia della cucina.

"Non ho bussato, mi sono portata dietro le chiavi”

“Come è andata la giornata? Tutto okay?”

Si sedette e provò a pensarci su. Certo non era iniziata col piede sbagliato, perché se fosse stato così sarebbe stata sicuramente colpa del signor Stark. Ma oltre a quello che era successo durante l'intervallo tutto era andato per il meglio.

“Bene, oserei dire quasi benissimo…"disse lei addentando una fetta di pane messa nel cesto in mezzo alla tavola.

"Addirittura benissimo? Cosa ti succede?”

“Nulla, perché?”

“Sembri felice…”

“Colpa di Barnes"disse lei nella sua testa ma provò a zittire i suoi pensieri.

"Ho solo incontrato una nuova amica"disse lei riferendosi alla bionda Natasha.

"Davvero? E chi sarebbe?”

“Natasha Romanoff, una mia alunna” disse la voce di Clint alle loro spalle ed entrambe si girarono.

“Da come ne parli, sembra davvero una persona carina”

“Lo è…"disse lei sorridendo mentre stava masticando con la bocca chiusa.

"Ho assegnato loro un lavoro sull'età Vittoriana, spero che farete un bel lavoro”

A quella affermazione lei sorrise, non avrebbe mai pensato di trovare una persona come Natasha che dal primo momento si prende cura di te. E questo la rendeva molto felice.

Dall'altra parte della città…

Prese le chiavi per poter aprire la porta, una volta chiusa alle sue spalle notò che dentro casa non c'era nessuno. Si diresse nella cucina, cercando qualcosa da mettere sotto i denti, aprendo il frigo per quasi quattro volte ma nulla faceva al caso suo.

“Grazie mamma che vieni incontro alle mie esigenze di cuoco perfetto"disse lui ad alta voce.

Ma chi lo conosceva, sapeva benissimo che non era per niente un cuoco perfetto. Si arrese e fece il giro della penisola prendendo dalla dispensa la busta di panini del giorno prima. Si fece un panino veloce che mangiò seduto sullo sgabello, sua madre non voleva che le briciole si spargessero per tutta la casa sennò avrebbe dovuto pulire e sarebbe stata solo una fatica in più, oltre alla sua ordinaria fatica da infermiera. Una volta finito si lavò le mani mettendo tutto ciò che aveva usato, al solito posto. Fu quando chiuse il cassetto che si accorse che la porta di casa fu sbattuta e da lontano vide la figura robusta di suo padre.

La stessa persona che non vedeva da giorni, ma stavolta era accompagnato da un'altra persona. Doveva essere una ragazza, poco più bassa di lui, non riusciva a raggiungerlo neanche con le scarpe alte che aveva, con i capelli biondi legati in una coda alta. Si mosse lentamente, posando il canovaccio sulla penisola e uscendo dalla porta che dava sulla cucina. La porta del ufficio di suo padre era socchiusa e vide, dal piccolo spazio rimanente che la ragazza bionda era seduta sulle sue gambe.

Non reagì come se fosse impazzito da un momento all'altro. Piuttosto si allontanò dalla porta e da quella scena con una faccia schifata e con un leggero ghigno ironico sulle sue labbra.

"Me lo sarei dovuto aspettare…"disse lui sottovoce prendendo lo zaino da sopra il divano e salendo le scale.

Aprì la porta di camera sua, la chiuse alle sue spalle e si buttò sul letto dove da lì non si sarebbe alzato fino all'ora di cena.

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Sacrifice, Chapter 8

PAIRING: Wanda Maximoff & James Bucky Barnes

Chiuse la porta del bagno sbattendola e subito si sedette sul pavimento, non pensava che quelle parole la potevano ferire così tanto. Ma dopotutto, più o meno, se lo aspettava. Iniziò a piangere e a buttare tutto fuori, sperando che quest'incubo potesse finire da un momento all'altro. Però questo non era un semplice incubo era solo la realtà dove era costretta a vivere. Passò le mani fra i capelli, troppo nervosa e altre lacrime iniziarono ad uscire dai suoi occhi.

“Perché? Perché tutto questo?"pensò lei.

"Perché a me? Non mi meritavo tutto questo"continuò lei fin quando la distrasse un rumore che proveniva da fuori.

Era la porta che fu chiusa lentamente, rispetto a lei, che stava quasi per romperla. Si sentirono alcuni passi e lei tremava anche dalla paura di poter essere scoperta da qualcuno, fin quando però si accorse che non si trattava di una persona qualsiasi.

"Wanda?”

D'improvviso i suoi singhiozzi si fermarono e fece scivolare le sue lacrime sulle guancie silenziosamente. Non si aspettava certamente di averlo qui, in questo momento.

“Almeno dammi un segno di vita, se sei qui o meno"disse lui con fare ovvio e tranquillo.

Ma lei ancora non rispose, spostò di poco le gambe, ancora troppo vicine al petto e per sbaglio la tracolla della sua borsa andò contro la porta facendo rumore, cadendo e andando di fuori.

"Okay…sei qui…”

Prima ancora che lei potesse dire o fare altro lui si avvicinò alla porta, dove lei era rinchiusa, poggiando una mano sulla porta.

Ma lei fu più pronta di lui e subito lo fermò.

“James, ti prego…”

“Non voglio che…”

“Ed io non voglio che tu mi veda cosi…come la mettiamo?"disse lei iniziando ad alzarsi e aprendo la porta.

Ma quando la aprì, se lo trovò davanti con uno sguardo preoccupato e con la mano destra all'altezza della porta, ma ora era rimasta a mezz'aria quasi vicina alla sua spalla.

"Mi fai passare, per favore?”

“No, fin quando non mi dici che stai bene”

“Io sto bene, non vedo perché ti sei preoccupato così tanto"disse lei con una risata sarcastica.

"Perché ti ho vista scappare via…e ti ho sentita piangere”

“Bene, ho appena constato che non sei né sordo né cieco, ma di questo non mi sarei dovuta preoccupare"disse lei acida come al solito e trovando una via d'uscita da quella situazione parecchio scomoda.

"Quando la smetterai di fare l'acida?”

“Quando voi la smetterete di rendermi la vita uno schifo. Tu non sai niente di me, James Barnes e non hai il minimo diritto di presentarti qui da me come se fossi una crocerossina quando fino ad una settimana fa eri ancora con lei a fare solo Dio sa cosa…”

“Si dà il caso che ci siamo lasciati…”

“Bene, complimenti. Ora cosa vuoi che faccia? Vuoi un applauso? Dieci dollari?”

“Non sono venuto qui per avere le tue risposte scazzate. Mi ero solo preoccupato e va bene che magari non ti faccia piacere che io sia qui, volevi startene da sola, okay. Ma sono l'unico qui in mezzo che è venuto a cercarti, col pensiero che magari avessi compiuto una cazzata dopo le parole di quella vipera e nonostante le tue parole contro di me, io continuo a stare qui…puoi pensare di me ciò che vuoi Wanda, ma non sono quello che pensi, non sono quello che vedi”

Lei abbassò lo sguardo, non badando alle sue guancie rosse dal pianto che ora erano sotto gli occhi di James. Tutto ciò che lui aveva detto, era vero. Nulla di ciò che era uscito fuori dalla sua bocca era falso.

Lui era davvero il ragazzo che si preoccupava tanto, forse non sembrava cosi agli occhi di Wanda, troppo sulle sue e sulla difensiva ma James si era mostrato come se stesso dinanzi agli occhi della castana. James era quel ragazzo che tanto si preoccupava di studiare, in modo che potesse ottenere una borsa di studio all'Harvard.

Che anche se aveva 18 anni, non perdeva mai tempo a ridicolizzarsi a giocare con le bambole insieme a sua sorella. Che cercava di aiutare sua madre in tutti i modi possibili e immaginabili e di farla sentire amata, quando suo padre non c'era. Che aiutava molto i suoi amici in difficoltà, nonostante Sharon lo obbligava a rimanere con lei. E che, anche ora, aveva mostrato la sua bontà d'animo. Stavolta di fronte a qualcuno che, secondo qualcun'altro non si sarebbe meritato nulla, ma che a James importava davvero.

“E allora tu chi sei?”

“Sono quello che è venuto a salvarti, Wanda"disse lui.

Alcuni minuti dopo…

Aprì la porta e la fece passare dinanzi a lui, percorsero il corridoio insieme mentre si scambiavano delle occhiate fugaci e quando si trovarono di fronte all'atrio gli occhi, preoccupati, dei tre ragazzi presenti prima guardarono la castana.

"Ehi, stai bene?"chiese Natasha.

"Ci siamo preoccupati tanto…non avremmo dovuto metterti in mezzo"disse invece Steve.

"Sto bene, sto bene…vi ringrazio che vi siete preoccupati”

“Mi dispiace che Sharon ti abbia detto quelle cose…"disse sempre la bionda con uno sguardo verso il basso.

"La professoressa Van Dyne?"chiese invece James, togliendo solo ora il suo sguardo da sopra Wanda.

"Nulla, non si è accorta neanche che non c'eri, posso passarti gli appunti se vuoi…"disse Sam e il castano fece un cenno per ringraziarlo.

"Beh, ti sei dimenticato di un piccolo dettaglio Sam”

“Quale sarebbe?"chiese James.

"Nel bel mezzo della lezione si è presentato il signor Lang con un regalo per lei"iniziò a dire Steve.

"Un regalo?”

“E da quel momento hanno avuto una discussione, lei non lo voleva in classe, diceva che aveva interrotto la lezione ma il signor Lang non si arrendeva”

“Ho come la sensazione che sia innamorato di lei” sbottò Wanda appena finì di parlare con la sua nuova amica Natasha.

“E tu come lo fai a sapere?"chiese Sam.

"Beh…quando cercavo il mio libro, gli avevo detto che l'avevo perso e lui mi aveva risposto dicendo che anche lui aveva perso qualcosa…”

“E cosa?”

“Le speranze per conquistarla” disse Wanda schietta e i tre ragazzi si guardarono con fare ammiccante.

“Oh no, non dovevi dirglielo. Ora avranno in testa talmente tante idee, che nessuna di quelle servirà ad aiutare il povero signor Lang"disse Nat.

"Beh, la prossima volta terrò la bocca chiusa”

La giornata di Wanda da che era iniziata male ora sembrava andare nel verso giusto, grazie all'aiuto di quelle persone che aveva conosciuto da poco ma che sembrava di averle conosciute da una vita intera. La lezione di inglese col signor Barton era andata abbastanza bene, e in quella stessa occasione lei e Natasha erano state scelte per un progetto sull'età Vittoriana in inglese.

“Come ci organizziamo?"chiese la bionda uscendo dalla scuola, per le lezioni finite.

"Beh…potremmo fare una ricerca. E magari integrarla con un progetto?”

“Mh…io pensavo ad un qualcosa di più creativo. Che ne dici se potremmo fare un cartellone da appendere in classe?”

“L'idea non è male…come…come facciamo a rimanere in contatto?”

“Posso darti il mio numero?"chiese cordialmente la bionda con un sorriso e Wanda approvò.

Mentre si scambiavano i numeri, altre idee e informazioni fra di loro anche i ragazzi arrivarono da loro due e il gruppo si riunì di nuovo come poche ore prima.

"Nat, vuoi che ti accompagni a casa?"chiese Steve e Wanda non fece a meno di notare il leggero rossore sulle guance di Natasha appena il biondo la chiamò.

"Si, mi faresti un grande piacere…ci sentiamo, vero?"chiese invece lei e Wanda annuì.

Lei strinse al petto il resto dei libri, non doveva portare molto peso sulle spalle. Si sistemò la borsa sulla spalla e iniziò a camminare verso l'uscita della scuola fin quando, proprio sull'uscio del cancello principale, una voce la fece girare di scatto.

"Wanda”

Di nuovo lui. Quasi si era dimenticata, per colpa di Natasha e le sue mille chiacchiere che la coinvolgevano in pieno. Credeva che con lei avrebbe trovato una vera amica, anche se era ancora troppo presto. Si girò di nuovo e lo vide correre verso di sé, la maglia bianca si alzava di poco e il sole sembrava aver baciato l'essere più bello sulla faccia della terra, che in quel momento era lui.

“Stai tornando a casa?"chiese lui con un leggero fiatone.

"Ehm…si”

“Lascia che ti accompagni"disse lui e la fece passare in modo tale che lei proseguisse e lui la seguì.

"Grazie…"sussurrò.

Sarebbe stato un ritorno a casa molto lungo.

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Sacrifice, Chapter 7

PAIRING: Wanda Maximoff & James Bucky Barnes

Un'altra settimana era iniziata. E per Wanda era peggio di tutte le altre, per fortuna era entrata direttamente alle nove del mattino, risparmiandosi la solita cantilena del professor Stark. Sabato mattina si era svegliata e un dolore lancinante alla schiena e alle gambe l'aveva costretta a rimanere per mezza giornata a letto, ma ancor di più il giorno dopo, ovvero domenica. Proprio per questo sua madre aveva prefissato un appuntamento con il suo medico curante, ovvero il dottor Strange. Anche se lei non voleva, doveva accertarsi sulle sue condizioni che secondo lei stavano per peggiorare.

Davanti a questo una ragazza come lei come avrebbe potuto reagire? Beh se fosse stata un'altra avrebbe sperato di farcela, ma Wanda era troppo stanca di poter affrontare tutto questo da sola. C'era sua mamma che le ricordava ogni volta di dover stare attenta, di non sforzarsi troppo e almeno di mangiare qualcosa in più di un semplice panino, c'era suo fratello Pietro che più di tirarle su il morale non poteva fare nient'altro e c'era anche Clint ma per Wanda lui non contava nulla. E poi non aveva amici, non aveva nessuno su cui contare al di fuori del suo nido familiare, si sentiva così sola che forse avrebbe preferito farla finita e di andare via una volta per tutte. Fece un respiro profondo, sistemandosi alcune ciocche dei capelli dietro le sue orecchie avviandosi vicino alle macchinette per mettere qualcosa sotto i denti, almeno per fare contenta sua madre e per evitare che scoprisse che non avesse mangiato nulla.

Arrivata di fronte ad essa, scorse con gli occhi qualcosa che le sarebbe piaciuto. C'erano patatine, barrette di cioccolato e bibite gassate ma qualsiasi cosa che c'era lì dentro non le piaceva molto.

“Se proprio non sai che prendere, ti suggerisco questa"disse una voce alle sue spalle e lei si girò prontamente.

Trovò davanti a sé una ragazza un po’ bassa con un caschetto biondo e due pozze verdi, che sfociavano nell'azzurro. L'aveva vista nella sua classe di inglese, quella del signor Barton, ma non aveva mai avuto occasione di conoscerla fino a questo momento.

"Quale intendi?”

“Questa…"disse lei indicando una barretta di cioccolato, la terza della quarta fila.

”…puoi prendere anche le patatine se vuoi, solo perché è la mia preferita non sei costretta a prenderla"disse la ragazza bionda con un sorriso sincero.

“Oh, tranquilla. Credo che seguirò il tuo consiglio”

E così fece. Prese il suo portafoglio dalla sua tracolla, aprì la cerniera e prese alcuni spiccioli, mettendoli nella fessura e digitando il numero che corrispondeva alla barretta di cioccolato. Cadde nel recipiente e Wanda si abbassò difficilmente.

“Beh…sembra più invitante vista da fuori”

“Fidati, lo è…io sono Natasha”

“Io sono Wanda"disse la castana mentre chiudeva la sua tracolla.

Ma essendo troppo maldestra, mentre cercava di chiuderla le cadde la barretta che aveva comprato.

"Perfetto…ora dovrò abbassarmi per una seconda volta. Addio mia cara schiena"pensò lei.

Ma come se fosse stata letta nel pensiero, la bionda di fronte a sé vide la scena dinanzi agli occhi e la prese lei da terra.

"Scusa, sono parecchio maldestra…"si scusò Wanda con un leggero sorriso.

"Tranquilla, va tutto bene…”

“Ti ho già vista nella classe del signor Barton”

“Si, frequento anche io quella classe”

“Perfetto, così potremmo incontrarci più spesso"disse la bionda con un sorriso raggiante.

"Lo spero…"disse invece Wanda.

Trovava quella piccola ragazza davanti a sé molto gentile e si meravigliava del fatto che non avesse avuto modo di parlare con lei da prima.

"Nat…ti stavo cercando ovunque. Dov'eri?"disse una voce alle loro spalle.

Era lo stesso ragazzo che Wanda aveva incontrato alcuni giorni prima, nella palestra prima ancora di iniziare le ripetizioni con James.

"Ehi…ero solo andata a farmi un giro, sono arrivata alle macchinette ed ho incontrato lei"disse la bionda indicando la ragazza che aveva appena conosciuto.

"Ehi, tu dovresti essere…”

“Sono Wanda, tu sei Steve, giusto?”

“Vi conoscete già?"chiese Natasha con curiosità.

"Si, lei è la ragazza a cui James fa ripetizioni di fisica”

“Già…"disse lei abbassando lo sguardo un po’ imbarazzata.

”…io dovrei andare, nel caso ci vediamo in giro"

“No, aspetta l'intervallo non è ancora finito e poi James sta per arrivare a momenti sarà felice di rivederti”

“Cosa? James? Felice di rivedermi?"pensò lei con un po’ di sorpresa.

Da quando James era così felice di vederla? Da quando aveva rifiutato il suo invito alla partita di sabato scorso? Da quando l'aveva vista per la prima volta oppure da quando aveva iniziato a parlare con lei? Perché tutte queste preoccupazioni superflue?

Appena smise di pensare a James, le porte che portavano al di fuori della scuola si aprirono e man mano iniziarono ad avvicinarsi sia James che Sam.

"Ma cosa succede? Appena ti penso compari magicamente?"pensò lei una seconda volta.

"Ehi ragazzi! Non pensavo che foste rimasti fuori per poco”

“Inizia a fare freddo Steve, lo sai vero?"e sentito questo Wanda si strinse nel suo maglioncino bordeaux.

"Parla per te James, tu potresti rimanere con un pantaloncino e una maglia a mezze maniche anche con tre gradi sotto lo zero e non avresti freddo"disse Natasha e a quest'affermazione lui sorrise.

"Davvero? Come fai a restare così anche con soli tre gradi?"chiese lei guadagnandosi l'attenzione dei due appena arrivati.

"Ehi, ma tu sei qui? Non avevo tue notizie e pensavo fossi scomparsa…"disse James.

"Beh, teoricamente no"disse lei con un leggero sorriso sulle labbra.

"Pensavo che ti saresti presentata alla partita di sabato…”

“Avrei voluto…ma non sono stata bene"disse lei guardando la punta delle sue scarpe.

"Ah…mi dispiace, ora come ti senti?”

“Bene…"mentì

"Cioè potrei stare meglio con te, ma non lo dico sennò sembro pazza agli occhi dei tuoi amici"pensò lei.

"Perfetto…lei è…”

“Natasha, ci siamo conosciute prima"disse lei anticipandolo e lui le rivolse un sorriso di scuse.

"Credo che sei arrivato tardi Barnes"disse la bionda in questione.

"È colpa della partita di sabato finita male"disse Steve dando la risposta giusta al perché James era così distratto.

O almeno così credevano tutti quelli presenti lì. La vera ragione per cui James era cosi distratto, non era certamente la partita finita male. Anzi, non era nulla che aveva a che fare con il basket. Era così distratto per la sola presenza di Wanda in quel momento insieme a lui e ai suoi migliori amici.

"No, dai il capitano non deve mai far perdere la sua squadra!"disse Wanda sorridendo.

"Diciamo che non è stata colpa mia e poi possiamo chiudere questo capitolo perfavore?"chiese lui supplicandoli.

"Okay, okay…non conviene farlo arrabbiare"disse Sam.

"No! Avrei voluto vederlo!"disse invece Wanda che aveva voglia di prenderlo in giro.

"È così che mi ripaghi? Non mi piace vederti prendermi in giro se ti sto dando una mano…”

“Sto scherzando!"disse lei dandogli un leggero pugno sulla spalla.

"Bene, bene…"una voce si fece spazio nei corridoi fino ad arrivare alle loro orecchie e fece voltare tutti e cinque i ragazzi presenti.

”…noto con molto piacere che il gruppetto è tornato e tu James, sei ritornato alle origini"chi poteva mai essere, se non Sharon Carter?

“Abbiamo anche una new entry, o sbaglio?"disse lei fissando il suo sguardo su Wanda che aveva perso quel piccolo sorriso che fino ad ora giaceva sulle sue labbra.

"Cosa vuoi Sharon?"chiese James facendo un passo avanti verso la ragazza di fronte a sé.

"Dove sei stato ieri?”

“Potrei farti la stessa domanda”

“Oh beh…ho avuto altro da fare"disse lei rivolgendo uno sguardo verso sinistra e sorridendo.

Nessuno sapeva a chi o a cosa si stava rivolgendo, fin quando un ragazzo abbastanza alto, con capelli mori e occhi castani le comparve di fianco.

James conosceva bene quel ragazzo, era Brock Rumlow. Lo stesso ragazzo che gli aveva procurato un fallo, durante la partita di sabato sera.

"Vedi…Brock è davvero gentile con me"disse lei mentre il sottoscritto poggiò la sua mano sul fianco della ragazza andando fino a fondo, sfiorando il suo gluteo.

"A letto?"chiese tagliente Sam procurandosi una risatina da parte di Steve e Natasha.

"Beh, questi non sono fatti tuoi cioccolatino!”

“Sam…"disse James allargando le braccia come segno che aveva esagerato.

”…perché mi chiedi dove sono stato, se mi hai già rimpiazzato?“continuò lui.

"Tu l'hai già fatto”

“Ancora con questa storia? Andiamo Sharon, non credi di stare esagerando?”

“Non esagero…stare con lei ti porterà solo troppi problemi”

“E tu cosa ne sai?"chiese la castana facendo un passo avanti.

"Vedo che non ti hanno tagliato la lingua…sai potresti superarmi in tanti aspetti…"disse la bionda avvicinandosi alla castana.

”…in voti…in stile…peccato che James si è ridotto ad una sgualdrina come te…“disse lei prendendo una ciocca dei suoi capelli iniziando ad attorcigliarla.

"Smettila Sharon, non la conosci nemmeno"disse invece Natasha che era andata in soccorso a Wanda.

A Wanda che in questo momento aveva la testa piena delle parole dette dall'altra. Le risuonavano come faceva la sua canzone preferita che ascoltava ogni volta che aveva voglia, ma stavolta era completamente diverso. Non era la sua canzone preferita, erano parole che immaginava ma che non si aspettava mai di sentire, ed erano parole che la distruggevano, peggio di come faceva già la sua malattia. Girò i tacchi e se ne andò da quel posto correndo, non badando alle suppliche di Natasha che le diceva di non ascoltarla e neanche alle altre chiacchiere inutili che erano ancora in corso lì in mezzo.

"Oh, visto James? L'hai fatta scappare”

“Chiudi quella cazzo di bocca Sharon e tornatene da dove sei venuta con il tuo amico”

E la sottoscritta si allontanò con il suo amico sottobraccio, rivolgendo un sorriso ammiccante a James che lo rifiutò subito con una smorfia di disgusto.

“Ragazzi…ho provato a fermarla…"li interruppe Natasha.

"Dov'è?"disse James

"Non lo so…è scappata via, non abbiamo avuto modo di fermarla"disse Sam riferendosi anche a Steve.

"Vado a cercarla, dite alla professoressa Van Dyne che ho avuto un impegno"disse lui iniziando a correre.


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