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#sicily

ANTICHE CARTE DI COPERTURA DEGLI AGRUMI CON LA MARCA DEL PRODUTTORE

L’inverno ha quel profumo dolce ed intenso di arancia, quello che ti resta nelle mani quando con le dita lo sbucci e tutto intorno a te si veste di questo suo garbato aroma. E’ lo stesso che senti in alcuni torte o nelle frittelle dolci ricoperte di miele o le frittelle di patate ricoperte di cannella. E’ il profumo di quando cucini e nelle carni bianche o nella macedonia lo senti coprire tutti quello degli altri frutti ed aromi mentre in bocca addolcisce e riveste di gusto bocconi che di gusto ne hanno poco. Il suo aroma rinasceva più intenso  quando la nonna buttava nel braciere le bucce di arancia per nascondere l’odore cupo di cenere che riempiva le stanze. E’ il profumo dei rosoli, dei liquori dolci o delle bucce candite e ricoperte di cioccolata. Era un profumo che diventava luce quando le notti arrivavano prima e lo stesso profumo accoglieva la primavera quando i venti non urlavano più e le nubi basse scomparivano dalle cime dei monti. Allora nel ritorno della luce, nel resuscitare di profumi e sapori, l’unico che mi mancava era il suo, il profumo dell’arancia, l’essenza del sole estivo rimasta intrappolata nei fiori dell’aranceto e rinata in inverno, nello sbucciare un arancio.

Winter has that sweet and intense scent of orange, what remains in your hands when you peel it with your fingers and everything around you is dressed in its gentle aroma. It is the same you hear in some cakes or sweet pancakes covered with honey or potato pancakes covered with cinnamon. It is the scent of when you cook and in white meats or fruit salads and you can feel it covering all the other fruits and aromas while in the mouth it give a good taste to food that have only a little weak taste. Orange aroma  reborn more intense when the grandmother threw orange peels into the fire to hide the dark smell of ash that filled the rooms. It is the scent of rosoli, sweet liqueurs or candied orange peels covered with chocolate. It was the  scent that became light when the nights came earlier and the same scent welcomed spring when the winds stopped screaming and the low clouds disappeared from the mountain tops. Then in the return of light, in the resurrection of aromas and flavors, the only one I lacked was the scent of orange, the essence of the summer sun trapped in the orange blossom and reborn in winter, in the orange fruit.

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PANETTONI FARCITI

Allora hai comprato il panettone? Non mi dire che lo mangi così come è! Non lo farcisci con un po’ di crema al mandarino o crema al mascarpone profumata all’arancia, per non parlare poi della ricotta dolce con i canditi o una mouse profumata all’arancia e piena di pistacchi o cioccolato fondente? Non gli spalmi sopra una bella crema al pistacchio o alla manna? Non lo ingolosisci versandogli sopra della cioccolata fusa ricoprendola di frutta candita o magari frutta fresca? Perchè non mettergli anche del gelato con la frutta candita o con dei bei pezzettini di cioccolato fondente (o al latte?). Insomma, non ti accontentare di quel classico panettone asciutto e secco che ti hanno regalato o che hai comprato al Discount: dagli una nuova vita, crea un nuovo sogno, vivi ogni più piccolo piacere. 

So did you buy the panettone? Don’t tell me you eat it as it is! Don’t you stuff it with a little tangerine cream or orange-scented mascarpone cream, not to mention sweet ricotta with candied fruit or an orange-scented mouse full of pistachios or dark chocolate? Don’t you spread a nice pistachio cream or Manna cream on it? Don’t you entice him by pouring melted chocolate over him and covering him with candied fruit or perhaps fresh fruit? Why not also add some ice cream with candied fruit or some nice pieces of dark chocolate (or milk chocolate). In short, do not settle for that classic dry and poor panettone that they gave you or that you bought at the Discount: give it a new life, create a new dream, live every little pleasure.

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Spiagge della Sicilia - Eraclea Minoa, San Vito Lo Capo, Noto Marianelli, Pozzallo,  

Il corpo delle donne è come la sabbia sulle spiaggia di un mare immenso, le mie mani, l’accarezzano ora lentamente, ora impetuosamente ed il loro corpo si concede si unisce intimamente a desiderio e passione, lasciandosi trasportare fin dentro la labile schiuma del piacere per poi scomparire e ritornare, ondulato con le colline del suo seno, la valle dei suoi fianchi la distesa morbida che l’unisce a quella lunga sabbiosa penisola delle sue gambe. Il corpo delle donne è una spiaggia infinta su cui volano instancabili come gabbiani affamati e rapaci le mie labbra a cercare in ogni angolo la loro morbida e profumata essenza che sa di lasciva tenerezza, di giochi inutili e infantili per questo felici e necessari, desiderati, cercati, a dimenticare nell’estremo abbandono il mondo ed i suoi silenzi, i colori della tristezza, l’ansia che gelida nasce dal nulla di domani.
Come una spiaggia infinita è il corpo delle donne, che circonda un mare altrettanto immenso e profondo, quello che è dentro di loro, mare sensuale, caldo e purissimo dolcissimo e salato, ignoto, conosciuto, profondo e solare. In esso scivolo nell’azzurro puro, nel blu abissale intenso e spaventoso dell’anima loro ora fragile e sottile, ora come vetro tagliente che per sempre lascia cicatrici mai guarite. In questo male nuoto m’immergo nel profondo, risalgo mi confondo con l’aerea schiuma tra onde di carezze e correnti calde a cui abbracciarmi.
Il corpo delle donne è una spiaggia immensa e rigogliosa, che mi accoglie, mi culla mi nasconde, mi esalta e mi vince. Su questa spiaggia resto disteso, perso e abbandonato ma felice di restare qui, da essa abbracciato, come Ulisse coperto di sale dopo ogni quotidiano naufragio.

The body of women is like the sand on the beach of an immense sea, my hands caress it now slowly, now impetuously and their body allows itself to be intimately united with desire and passion, letting itself be transported into the faint foam of pleasure to then disappear and return, undulating with the hills of her bosom, the valley of her sides, the soft expanse that unites her legs to that long sandy peninsula. The body of women is an endless beach on which my lips fly tirelessly like hungry and rapacious seagulls to seek in every corner their soft and fragrant essence that smells of lascivious tenderness, of useless and childish games for this reason happy and necessary, desired, sought, to forget in the extreme abandonment the world and its silences, the colors of sadness, the cold anxiety that arises from tomorrow’s nothingness.
Like an infinite beach is the body of women, which surrounds an equally immense and deep sea, the one that is inside them, a sensual, warm and very pure sea, very sweet and salty, unknown and well, known, deep blue and sunny light blue. In it I slide into pure blue, into the intense and frightening abysmal blue of their soul, now fragile and thin, now like sharp glass that forever leaves scars that never heal. In this evil swim I dive deep, I go up and mingle with the airy foam between waves of caresses and warm currents to embrace.
The body of women is an immense and luxuriant beach, which welcomes me, cradles me, hides me, exalts me and wins me over. On this beach I rest lying, lost and abandoned but happy to remain here, embraced by it, like Ulysses covered in salt after every daily shipwreck.

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Palermo, Palazzo Chiaromonte-Speri, sede dei re spagnoli e del tribunale dell’ Inquisizione. Al suo interno, nelle sue carceri, venivano custoditi i condannati a morte che venivano giustiziati nella piazza prospicente. I carcerati hanno disegnato sulle pareti delle carceri la loro storia e i santi a cui pregavano.

Palermo, Palazzo Chiaromonte-Speri, seat of the Spanish kings and the court of the Inquisition. Inside, in its prisons, the condemned to death were kept and executed in the opposite square. The inmates drew their story and the saints to whom they prayed on the walls of the prisons.

Il 1492 dovrebbe essere ricordato da tutti i siciliani come un anno infausto.
In quell’anno, sua altezza Isabella di Spagna e suo marito Ferdinando, che lei sposo come Re di Sicilia e Principe di Aragona, arrivarono nell’isola prendendo possesso dei loro feudi siciliani e Italiani. I due sovrani erano reduci da una lunga lotta dinastica e da lunghe guerre contro gli ultimi principi arabi in Spagna. Per questo motivo per consolidare il loro potere ed evitare la ribellione dei nobili e delle città più ricche, oltre a creare Le Cortes che fungevano come un parlamento dai poteri molto limitati, avevano istituito l’Inquisizione. Benché costituito da religiosi, il Grande Inquisitore era eletto dal re e al re doveva obbedire. Il primo atto quindi dei due sovrani fu un editto in cui secondo le regole dettate dall’inquisizione, venivano scacciati dal regno di Sicilia tutti gli arabi e tutti gli Ebrei e si dava via libera all’Inquisizione perché li perseguisse su tutto il regno. Benché ormai in numero limitato, gli Arabi erano ancora presenti nel regno di Sicilia. Quando Manfredi, figlio naturale di Federico II si era scontrato contro i francesi che volevano impadronirsi del regno, tradito dai cavalieri italiani era stato circondato dai nemici;  solo i mercenari tedeschi, i principi siciliani e le truppe arabe del sultano di Lucera erano rimaste con lui e con lui morirono, a chiudere un rapporto che da lungo tempo aveva legato le popolazioni arabe agli eredi dei re normanni. Gli ebrei invece erano in Sicilia già al tempo dei romani. Facevano parte dell’amministrazione reale o agivano da banchieri e da ambasciatori con il nord Africa. Erano un lievito culturale importante ed abitavano in tutta l’isola. Alla perdita di questa importante diversità culturale, si aggiunse la trasformazione della nobiltà siciliana nata con i Normanni in nobiltà spagnola dove il potere veniva accentrato nelle mani delle famiglie nobiliare d’oltremare e le prerogative e privilegi che i normanni avevano concesso alle popolazioni venivano cancellate. Il ricco regno di Sicilia, incominciò a finanziare l’esercito spagnolo impegnato nel meridione e nel nord Italia con conseguente impoverimento della Sicilia stessa. Ma la disgrazia maggiore fu più sottile e grave. La lingua siciliana era la lingua del regno. L’editto di cacciata degli ebrei era stato redatto in siciliano come erano redatti fino ad allora tutti gli atti amministrativi del regno. I re spagnoli però, dovendo governare su quasi tutta l’Italia decisero che la lingua amministrativa e quindi la lingua del regno, diventasse l’italiano. Improvvisamente la lingua siciliana da cui era nata la poesia italiana e che Dante reputava una lingua ricca ed importante degna della sua, scomparve dagli atti ufficiali. Dal momento dell’arrivo dei serenissimi e cattolicissimi sovrani spagnoli, l’identità siciliana riceve quindi un terribile schiaffo. Eppure, la lingua siciliana è troppo radicata nella cultura dell’isola per farsi sopraffare e meno di un secolo dopo Antonio Veneziano con le sue poesie la eleva a lingua di popolo, ne conferma la forza, ne rivela l’eternità. Il 1492 fu quindi un anno terribile perché come dice il poeta contemporaneo Buttitta  “un popolo diventa povero e servo, solo quando gli rubano la lingua, solo quando le sue parole non fanno nascere altre parole” ed è questo quello che avvenne in quell’anno in cui improvvisamente, i re spagnoli cercarono di cancellare il siciliano.

1492 should be remembered by all Sicilians as an ominous year.
In that year, Her Highness Isabella of Spain and her husband Ferdinand, whom she married as King of Sicily and Prince of Aragon, arrived on the island taking possession of their Sicilian and Italian fiefdoms. The two sovereigns were veterans of a long dynastic struggle and long wars against the last Arab princes in Spain. For this reason, in order to consolidate their power and avoid the rebellion of the nobles and the richest cities, in addition to creating the Cortes which acted as a parliament with very limited powers, they had established the Inquisition. Although made up of religious, the Grand Inquisitor was elected by the king and had to obey the king. The first act of the two sovereigns was therefore an edict in which, according to the rules dictated by the Inquisition, all Arabs and Jews were expelled from the kingdom of Sicily and the Inquisition was given the green light to persecute them throughout the kingdom. Although now in limited numbers, the Arabs were still present in the kingdom of Sicily. When Manfredi, the natural son of Frederick II, had clashed with the French who wanted to take over the kingdom, betrayed by the Italian knights, soon he had been surrounded by enemies; only the German mercenaries, the Sicilian princes and the Arab troops of the sultan of Lucera had remained with him and died with him, to close a relationship that had long linked the Arab populations to the heirs of the Norman kings. The Jews, on the other hand, were already in Sicily at the time of the Romans. They were part of the royal administration or acted as bankers and ambassadors with North Africa. They were an important cultural leaven and lived throughout the island. The loss of this important cultural diversity was joined by the transformation of the Sicilian nobility born with the Normans into Spanish nobility where power was centralized in the hands of the noble families from overseas and the prerogatives and privileges that the Normans had granted to the populations were canceled. The rich kingdom of Sicily began to finance the Spanish army engaged in southern and northern Italy with the consequent impoverishment of Sicily itself. But the greatest misfortune was more subtle and serious. The Sicilian language was the language of the kingdom. The edict of expulsion of the Jews had been drawn up in Sicilian as all the administrative acts of the kingdom had been drawn up until then. However, the Spanish kings, having to govern almost all of Italy, decided that the administrative language and therefore the language of the kingdom, should become Italian. Suddenly the Sicilian language from which Italian poetry was born and which Dante considered a rich and important language worthy of his, disappeared from official documents. From the moment of the arrival of the most Serene and Catholic Spanish sovereigns, the Sicilian identity therefore receives a terrible slap. Yet, the Sicilian language is too rooted in the culture of the island to be overwhelmed and less than a century later Antonio Veneziano with his poems elevates it to the language of the people, confirms its strength, reveals its eternity. 1492 was therefore a terrible year because as the contemporary poet Buttitta says “a people becomes poor and servant, only when their language is stolen, only when their words do not give birth to other words” and this is what happened in that year in which suddenly, the Spanish kings tried to erase the Sicilian.

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