mariaceciliacamozzi

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Parmina sylvestris

Pregunta una cosa y serás ignorante durante unos minutos, no la preguntes y lo serás siempre.

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mariaceciliacamozzi·14 days agoText

Dalle montagne

nel buio sopra il fiume

sorge la Luna


Maria Cecilia Camozzi

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mariaceciliacamozzi·25 days agoText

Un tempo

gli alberi  

da dove venivano nessuno lo sapeva  

Un tempo  

gli alberi  

erano persone come noi

Ma più solidi  

più felici

più innamorati

forse più saggi  

Tutto qui 


Jacques Prèvert

Da “Un uomo in un bosco si smarrisce”

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mariaceciliacamozzi·a month agoText

quando nulla accade
la pioggia è un evento straordinario
ma quando altro accade
la pioggia perde significato:
alcuni ricordano, altri no.
anni dopo, quando tutto è trascorso,
la pioggia torna una volta ancora
picchiettando e, mentre cade,
null’altro accade.


Han Dong

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mariaceciliacamozzi·a month agoText

“…l ‘Occidente, invece, pone l'accento sulla forma, tentando di raggiungere lo spirito attraverso di essa. Per l'Oriente accade tutto il contrario: lo spirito è tutto in tutto…”  

Parlando una volta con un gruppo di cultori d'arte a proposito dell'insegnamento buddhista del 'Vuoto’ e della 'Medesimalità’, tentai di dimostrare come l'insegnamento sia in relazione con le arti, e quanto segue faceva parte del mio ragionamento.
A dire il vero, non sono qualificato per parlare d'arte, perché non posseggo inclinazione ne educazione artistica e non ho avuto molte , occasioni di apprezzare buone opere d'arte. Quindi, tutto quello che posso dire è più o meno concettuale. Prendiamo il caso della pittura. Ho spesso udito critici d'arte cinesi e giapponesi dichiarare che l'arte orientale consiste soprattutto nel dipingere lo spirito e non la forma, poiché, essi dicono, quando si comprende lo spirito, la forma si crea da se; la cosa principale è penetrare nello spirito dell’ oggetto prescelto dal pittore. L'Occidente, invece, pone l'accento sulla forma, tentando di raggiungere lo spirito attraverso di essa. Per l'Oriente accade tutto il contrario: lo spirito è tutto in tutto e si è convinti che quando l'artista afferra lo spirito, il suo lavoro rivela qualcosa di più di quanto possano trasmettere i colori e le linee. Un vero artista è un creatore, non un copista; egli ha visitato la bottega di Dio ed ha appreso i segreti della creazione creando qualche cosa del nulla. Con un pittore di questo genere, ogni pennellata è lavoro di creazione ed egli non può rifarla perché non è dato ripetere. Dio non può cancellare il suo decreto:esso è finale, irrevocabile, è un ultimatum. Cosi il pittore non può riprodurre la propria opera. Ogni sua singola pennellata è assoluta e, pertanto, come può essere riprodotta l'intera composizione o struttura, essendo la sintesi di tutte le pennellate ciascuna delle quali è stata orientata verso il tutto? Allo stesso modo, ogni minuto della vita umana, essendo espressione del suo io interiore, è originale, divino, creativo e non può essere recuperato.

In tal modo, ogni singola vita viene ad essere una opera d'arte.Se riusciamo o no a farne un capolavoro inimitabile dipenderà dalla nostra consapevolezza dell'opera del sunyata in noi stessi. Come può il pittore penetrare nello spirito della pianta, ad esempio se vuole dipingere un ibisco, come fece Mokkei (Mu-chi) nel XIII secolo nel suo famoso quadro del Tempio di Daitokuji a Kyoto? Il segreto deve essere svelato dalla pianta stessa. Ma può un essere umano trasformarsi in una pianta? Visto che il pittore aspira a dipingere una pianta o un animale, deve esservi in lui qualcosa che, in un modo o nell'altro, corrisponda ad essi. In questo caso, egli deve essere in grado di diventare l'oggetto che desidera dipingere. La disciplina consiste nello studiare la pianta interiormente, con la mente completamente purificata del suo contenuto soggettivo ed egocentrico. Ciò significa tenere la mente all'unisono con il 'Vuoto’ o 'Medesimalità’, per mezzo del quale colui che sta davanti all'oggetto cessa di essere qualcosa di esterno ad esso e si trasforma nell'oggetto stesso. Questa identificazione mette in grado il pittore di sentire le pulsazioni e la medesima vita che anima lui e l'oggetto. Questo si vuole intendere, quando si dice che il soggetto si perde nell’ oggetto e che quando il pittore comincia la sua opera non va lui a lavorare, ma l'oggetto stesso di cui, quindi, il pennello, come il suo braccio e le dita diventano servi obbedienti. L'oggetto esegue il proprio ritratto; lo spirito vede se stesso riflesso ,in se stesso. Anche questo è un caso di auto-identità.
Si dice che Henri Matisse guardasse per settimane l'oggetto che in se intendeva dipingere, a volte per mesi, sino a quando lo spirito dell'oggetto cominciava a muoversi in lui, sollecitandolo, persino minacciandolo, dandogli un'espressione….

D.T. Suzuki

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mariaceciliacamozzi·a month agoVideo

Deep OM Mantra Chants with Water Sounds ✡ Stress Relieving Brain Calming…

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mariaceciliacamozzi·2 months agoText

Lucciole in volo -

faccio una breve pausa

sotto al salice


Natsume Sōseki

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mariaceciliacamozzi·2 months agoText

La calligrafia giapponese è una forma d’arte che è stata studiata per più di tremila anni. Una conoscenza dell’arte della calligrafia è un passo importante nella comprensione della cultura giapponese. La calligrafia non è soltanto un mero esercizio di bella scrittura ma è, piuttosto, una delle più antiche e importanti forme d’arte di tutto l’oriente. E’ una combinazione dell’abilità e dell’immaginazione della persona che ha studiato intensivamente le combinazioni possibili da ottenere usando solo linee. In occidente, la calligrafia era intesa come un mezzo per sopprimere l’individualità e per creare uno stile uniforme. La calligrafia giapponese, Sho, porta le parola alla vita e le conferisce carattere. Gli stili sono assolutamente individuali, differiscono da persona a persona. La calligrafia giapponese presenta un problema agli occidentali che cercano di capirla; il lavoro si completa in pochi secondi per cui il non iniziato all’arte non è in grado di capire il grado di difficoltà che il lavoro comporta. E’, comunque, importante sapere che il carattere deve essere scritto una volta sola, non si può correggerlo, alterarlo né aggiungervi niente in un secondo momento.

Cosa distingua la buona calligrafia da quella cattiva

Per l’occhio allenato la differenza tra la buona e la cattiva calligrafia è immediatamente intuibile, ma, proprio come per la musica o per l’arte occidentale, la differenza è difficile da spiegare. Comunque ecco alcuni suggerimenti:  

  •      C’è un equilibrio naturale sia nei caratteri che nella composizione nel suo insieme;
  •      Le linee dritte devono essere forti e chiare;
  •      Le linee curve devono essere delicate e mobili;
  •      La quantità dell’inchiostro sul pennello deve essere uguale in tutto il lavoro;
  •      L’intero lavoro deve avere un ritmo costante.

Si può pensare alla calligrafia come alla musica. Il poema è come una partitura musicale e il calligrafo è come un pianista; ognuno cerca di interpretare la partitura e di produrre un’interpretazione memorabile.               

Una breve storia della calligrafia giapponese  - Sho       

La calligrafia cominciò a filtrare in Giappone durante il VII secolo. Il Buddismo, dall’India, aveva viaggiato attraverso la Cina e la Corea e stava trovando molti seguaci in Giappone, inclusi gli Imperatori. Le scritture buddiste erano redatte in cinese da preti che eseguivano lavori molto piacevoli esteticamente. Il calligrafo giapponese più famoso era, probabilmente, il monaco buddista Kukai. Una storia narra di quando l’imperatore Tokusokutei gli chiese di riscrivere una sezione molto danneggiata di un pannello a cinque schermi. Si dice che Kukai avesse preso un pennello in ogni mano, uno per ogni piede ed uno in bocca e che avesse scritto, simultaneamente, cinque colonne di versi.       

Ci sono cinque tipi di carattere nella calligrafia giapponese: Tensho (stile sigillo); Reisho (stile dello scriba); Kaisho (stampatello); Gyosho (semi-corsivo); Sosho (corsivo). Tutti questi stili apparirono prima della fine del IV secolo. In aggiunta a questi i giapponesi svilupparono i cosiddetti caratteri Kana durante l’VIII secolo. I Kana erano caratteri che esprimevano suoni, in contrasto con i caratteri usati ideograficamente. Furono sviluppati tre tipi di Kana, Manyogana, Hiragana,   Katakana. I Manyogana sono alcuni caratteri cinesi (Kanji) usati foneticamente per rappresentare le sillabe del giapponese e prendono il nome dalla raccolta di poesia dell’VIII secolo Manyoshu. Al tempo in cui la raccolta fu compilata il Giappone non aveva un proprio sistema di scrittura. Alcuni dei poemi giapponesi erano scritti in caratteri cinesi usati con valore fonetico, in altre opere i caratteri cinesi erano usati talvolta con valore fonetico e talvolta con valore ideografico. Da una semplificazione di questo sistema vennero gli stili Hiragana e Katakana. Nelle mani delle nobildonne giapponesi l’Hiragana si sviluppò in una bella scrittura che è lo straordinario stile di calligrafia del Giappone.       

Lo Shodo è l’Arte della Scrittura e un set per la calligrafia è composto da:

  • Shitajiki: un soffice tappeto nero che si mette sotto il foglio per avere una superficie morbida e comoda.
  • Bunchin: una stecca di metallo che serve a  fermare il foglio mentre si scrive.
  • Hanshi: carta speciale per la calligrafia, molto sottile.
  • Fude: pennello. Nel set ci sono due pennelli, uno più grande per scrivere i caratteri e uno più piccolo che serve a scrivere il nome dell’artista.
  • Susuri: pesante contenitore nero per l’inchiostro.
  • Sumi: materiale solido che deve essere  sciolto in acqua, nel Susuri, per produrre l’inchiostro nero usato per scrivere.

Da: http://www.aikidoedintorni.com/shodo/shodo.htm

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mariaceciliacamozzi·2 months agoText

あけましておめでとうございます
Akemashite omedetō gozaimasu 🎍

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mariaceciliacamozzi·2 months agoText

«Secondo la signora Nakanishi, la particolarità del budô, delle arti marziali, risiede nell’attitudine a rispondere alle risonanze. E’ in questo che le arti marziali si incontrano col kototama. E’ anche in questo che differiscono dagli sport.
In effetti, le arti marziali sono nate in tempi in cui si era esposti continuamente alla fatalità, senza preavviso. Non si trattava di esibire una tecnica fisica, davanti a degli spettatori in ammirazione, come al circo. Bisognava sentire l’avvicinarsi di un pericolo prima che i dati percettivi lo confermassero. Il momento della conferma è già troppo tardi perché determina non dei punteggi, ma la vita o la morte.(…)»

«L’insegnamento della signora Nakanishi mi ha svelato una nuova dimensione dell’universo. L’universo dello shintô non corrisponde in niente alla concezione geocentrica pre Copernicana né alla concezione eliocentrica, consolidata da Newton. L’universo di cui lei parla non è situato da nessuna parte. Si crea dal Vuoto originale, nel momento e nel luogo in cui vi è necessità, e scompare appena il caso è chiuso.
A partire dal Vuoto, si crea il Niente ed il Niente crea l’Esistenza. E l’Esistenza culmina nel Niente che ritorna al Vuoto. Non c’è quindi una creazione all’inizio del mondo, una volta per tutte. Ogni istante può essere il momento della creazione. Chiunque ci provi può creare l’Universo là dove si trova.»

Itsuo Tsuda

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mariaceciliacamozzi·2 months agoVideo

SOL - Sowulo [2017](NDL)|Nordic Pagan Folk

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