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#Architecture

Fiat Tagliero Building, Asmara, Eritrea, 1938. Designed by Giuseppe Pettazzi, this is one of many futurist buildings erected in Asmara in Mussolini’s quest to make it the colonial center of a new Roman Empire. The city and its modern architecture are now a World Heritage Site via /r/architecture https://ift.tt/374iY0y

galbencearch
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Una nota per i fraintenditori da salotto: credo che siate d’accordo nel sostenere che è un po’ da ingenui pensare che ogni volta che una persona dice una cosa, nell’ambito dell’arte, ma soprattutto nell’ambito della critica, debba poi sempre dimostrare, per essere credibile o legittimato ad esprimersi, di essere lui umanamente divino e moralmente perfetto, equilibrato, neutrale, distaccato. Come se il critico o l’artista non dicessero nulla di preciso (più o meno) oltre a ciò che sono oggettivamente (esseri umani) e come se quel qualcosa che dicono contasse sempre meno di ciò che non dicono o di ciò che sono, o potrebbero essere.

Una volta avevo come foto profilo una immagine mia con il papillon. Una foto che per me era importante per l’evento che mi ricordava: una festa del teatro che avevo avuto la fortuna di presentare. Durante una disputa architettonica su Facebook, un tizio a corto di argomenti mi disse che lui non parlava con gli architetti che indossano il papillon.

Ora è evidente che ogni volta che dico una cosa, io non possa precisare sempre che non indosso il papillon tutti i giorni. Così come sarebbe molto stupido iniziare ogni discorso adducendo che indossavo il papillon solo in quella sera particolare.

Ragionare di artisti o di architetti che hanno avuto una dimensione umana discutibile non serve a giustificarli, non serve a esaltarli, non serve a moralizzarli, non serve a condizionare chi verrà dopo. Non serve soprattutto a condizionare sé stessi o ad assolversi. Serve a capire meglio le ragioni dell’arte ampliando il quadro, il contesto delle sue relazioni. Quelle che non avete mai voglia di discutere perché siete sempre impegnati a parlare di altro. O ad usare l’arte e la critica artistica, contro sé stesse, per le vostre finalità molto generose solo con voi stessi.

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